Fiuggi Family Festival, vince 'Ways to live forever'

La storia di un bambino malato di leucemia che vuole realizzare i suoi sogni prima di morire ha commosso la giuria che ha premiato anche 'The Way', ambientato lungo il Cammino di Santiago, e 'The First Grader', sull'istruzione in Kenya.

Festival Laura Croce — 02/08/2011

'Il dinamismo delle relazioni'all'interno del sistema famiglia: questo il tema portante del IV Fiuggi Family Festival, conclusosi lo scorso 31 luglio. Più che uno spunto, una necessità ineludibile in un'era fluida per definizione, come quella contemporanea, resa tale anche dalle tecnologie digitali che rivestono di virtualità i rapporti umani e, non da ultimo, i media come il cinema. La sezione competitiva della kermesse ha inteso esplorare il lato più tradizionale di questa problematica, affrontando piuttosto quell'instabilità derivante dalle situazioni limite e di rottura. 

Bambini che crescono in condizioni difficili e cercano l'emancipazione al di fuori dei confini del proprio mondo, come il ragazzino degli slum della periferia africana protagonista di 'Soul Boy', i tre bambini russi in fuga sul treno di 'Tomorrow will be better', il giovane pakistano in ritorno verso la sua terra di origine in 'West is West' o l'eccezionale 84enne keniota deciso a tornare sui banchi delle scuole elementari nel film 'The First Grader', ma anche legami familiari messi alla prova dall'incedere della malattia.

Questo è il fulcro di molte pellicole selezionate per questa quarta edizione del Festival, a partire da 'Ways to live forever', che si è aggiudicato il Premio della Giuria ed è dedicato a un adolescente, malato terminale di leucemia, deciso a mettere in pratica la sua lista di 'cose da fare prima di morire'. A fianco a questo titolo, anche il cinese 'Ocean's Heaven', con Jet Li nei panni di un uomo colpito dal cancro che deve insegnare al proprio figlioletto autistico come sopravvivere senza di lui, e ancora il film 'The Way' con Martin Sheen impegnato a elaborare un drammatico lutto lungo il Cammino di Santiago, e il francese 'La permission de minuit' ('The Moon Child'), storia di un giovane affetto da una rara patologia per cui non può esporsi alla luce del sole e del suo medico di lunga data, quasi un padre sostituivo, costretto a dirgli addio per trasferirsi all'OMS di Ginevra. 


[Una scena del film 'The Way' con Martin Sheen]

Come ogni buon film d'Oltralpe, anche quello di Delphine Gleize mostra un'atmosfera rarefatta e intimistica che ben suggerisce il male di vivere del giovane protagonista e tutto il dramma del distacco dall'unica figura paterna mai conosciuta. La recitazione è di ottimo livello e la fotografia fredda e realistica accompagna la storia ancorandola nella verosimiglianza più assoluta. Nessun volo immaginifico, quindi, ma neppure nessuna occasione di trascendere la tragedia in sé per stessa, elevandola verso vette più alte di significato. Forse per questo, tra le altre opere di genere, è stato preferito 'Ways to live forever', coproduzione anglo-spagnola diretta da Gustavo Ron, capace, secondo il presidente di Giuria, il regista Gennaro Nunziante, di "raccontare la tragedia ma con grande leggerezza, senza giudizi moralistici o facili sentimentalismi, mostrando la normalità nonostante il dramma". 


[Una scena del film 'The First Grader']

Segnalati per una menzione speciale anche 'The Way', unico film del concorso che ha trovato un acquirente in Italia grazie a 01 Distribution, e il ben costruito 'The First Grader', dello stesso regista di 'L'altra donna del re', Justin Chadwick. Prodotto dalla BBC e finanziato dal corrispettivo britannico del FUS, il film è tratto dalla storia vera di un rivoluzionario Mau Mau che dopo aver passato decenni nelle carceri inglesi decide di reclamare il proprio diritto all'istruzione formalmente garantita dal governo del Kenya, ma in realtà ancora discriminatoria per età, per ceto e soprattutto a causa del fantasma di antichissimi conflitti tribali. Inno al potere e alla bellezza della cultura, 'The First Grader' è il classico esempio di come la tv del Regno Unito sappia dar luce a opere asciutte, pulite ed eleganti nell'andare diritte, senza sbavature, verso il loro obiettivo, cioè commuovere senza patetismi e convincere con meno parole possibili. L'intento è ovviamente sempre un po' didattico, ma la regia e la fotografia estremamente ricercate e il ritmo minuziosamente misurato ne fanno un film tutt'altro che scontato, ossia l'esatto opposto di come appaiono le fiction italiane.

Al di là del valore dei titoli premiati e presentati al concorso, stupisce tuttavia un elemento comune che è stato messo in luce anche dal presidente di giuria durante la premiazione. Vero è che dal regista dei film di Checco Zalone non sembra realistico aspettarsi la propensione per il genere ultra drammatico, ma risulta senza dubbio curioso come nella kermesse, e più in generale nell'immaginario filmico generale, "vige la concezione per cui la famiglia per essere riconosciuta come tale deve soffrire, altrimenti, se ride, che famiglia è?". Probabilmente una famiglia che apparirebbe troppo buonista (come quella presto sugli schermi insieme ai nuovissimi Puffi in 3D), praticamente pubblicitaria e priva di interesse. Trovare la giusta via di mezzo nella rappresentazione del nucleo familiare potrebbe essere quindi l'auspicio per la prossima edizione del Fiuggi Family Festival, magari ampliando il suo sguardo verso opere meno tradizionali e più aperte, dove il dinamismo possa nascere dall'interno e non venga imposto da fattori squassanti come la povertà o la lugubre malattia. 

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- Fiuggi Family Festival