Venezia: le Idi del Lido

Clooney apre la 68esima Mostra del cinema con un film politicamente sferzante contro il degrado insito nel potere e negli uomini che lo maneggiano.

Cronaca Cinema Laura Croce — 31/08/2011

Cosa fa crollare un impero? Gli intrighi, i sotterfugi, l'ipocrisia di ideali che si frantumano di fronte alla Realpolitik e soprattutto di fronte alla debole volontà umana. George Clooney racconta così lo sbando di un'America costretta a confrontarsi con un mondo sempre più sottratto alla sua influenza determinante e con uno scenario interno sempre più alla deriva, nonostante il vento di cambiamento da cui sembrava accompagnato il giro di boa degli anni '10 del nuovo millennio. Un vento che ora non somiglia neppure a una brezza sottile paragonato alle catastrofi ambientali come la Marea Nera nel Golfo del Messico, alla crisi diffusa a livello globale e anche alla caotica situazione geopolitica dei Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente.

Certo, 'The Ides of March', film scritto, diretto e interpretato dal divo Clooney e adattamento della pièce teatrale di Beau Willimon 'Farragut North', non tratta in via diretta di questi argomenti. Il riferimento è però chiaramente all'attualità e in particolare alla politica statunitense, dove le grandi idee cui sembrava ispirato il nuovo corso democratico non riescono a decollare, tarpate dalle emergenze interne e internazionali ma anche dalle dinamiche dominanti nelle stanze dei bottoni.

Protagonista del film è infatti il giovane super- esperto di comunicazione Stephen Meyers (Ryan Gosling), impegnato a seguire il governatore Mike Morris (lo stesso Clooney) nella campagna per la leadership del partito dei liberals e, in prospettiva, per la presidenza degli Stati Uniti. Leale e idealista, Stephen è fermamente convinto che il suo candidato sia l'uomo del futuro, quello capace di fare la differenza e aprire agli USA la strada del rispetto dei diritti civili e sociali, della green economy e soprattutto di un nuovo protagonismo a livello internazionale non più fondato sulla potenza bellica. Peccato che ad aspettarlo al valico ci sia un baratro di intrighi di corte e meschinità che rischiano di costargli non solo il posto ma valori che fino a quel momento aveva considerato assoluti, cioè dignità e integrità. Al centro del labirinto di perdizione che aspetta di inghiottire il giovane comunicatore, una piacente stagista  (Evan Rachel Wood) e uno scandalo sessuale…a buon intenditor poche parole.



Le idi di Marzo rimandano all'assassinio di Cesare e all'inizio di un impero forse senza paragoni nella storia Occidentale, ma destinato a una lenta e inesorabile decadenza. Il rimando storico non pare in realtà propriamente calzante, ma è di sicuro efficace nel sottolineare la solennità del momento topico della perdita dell'innocenza, di quel metaforico battesimo del sangue cui si sottopone chi rinuncia a ogni scrupolo etico e morale pur di non uscire dal ristretto circolo del potere. Un dilemma forse molto più esteso di quanto si possa immaginare e che è ben incarnato dal personaggio di Stephen e dal volto candido ma all'occorrenza intrigante di Ryan Gosling, cui si affiancano anche attori del calibro di Paul Giamatti, Marisa Tomei e Philip Seymour Hoffman.

A loro Clooney lascia tutto lo spazio necessario per esprimere al meglio il dramma antico ma sempre coinvolgente della debolezza dell'animo umano, pronto a farsi manipolare e corrompere da lusinghe e trappole dall'aspetto dorato. E nella recitazione asciutta ed essenziale sta probabilmente la forza di un film che evidentemente non vuole essere un preciso 'J'accuse' o militare nella fila di alcun partito, ma – stando alle dichiarazioni di Clooney – un semplice thriller privo di qualsiasi colore politico. L'impressione, tuttavia, rimane quella di una pellicola non troppo brillante dal punto di vista narrativo o registico, ma capace di inserirsi appieno in un'epoca di disillusione e nella sua cupa atmosfera di rassegnazione rispetto alla caduta di principi di ogni tipo. Un buon inizio, insomma, per una Venezia che si prospetta non solo ricca di divi ma anche di pellicole di spessore, e per un Clooney che una volta tanto appare più interessante e appropriato sul grande schermo piuttosto che nelle pagine di cronaca rosa.

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- Le Idi di Marzo