Roma Cinema Fest: Totò torna in 3D...con un 'però'!

La comicità a tre dimensioni del film del 1953, prodotto con una tecnologia all'avanguardia rigorosamente made in Italy. Ma FilmAuro ammette che la pellicola potrebbe essere bollata come 'napoletana' e non trovare molte strutture disposte a programmarla.

Festival Laura Croce — 30/10/2011

'Totò è stato il primo comico a passare dal bianco e nero al colore, e poi dal colore al 3D. Insomma, è lo Steve Jobs della comicità': così l'attore Alessandro Siani rende omaggio al Principe Antonio De Curtis, protagonista del primo film italiano in stereoscopia, presentato sabato al VI Festival Internazionale del Film di Roma. L'opera risale a quasi 60 anni fa: venne prodotta nel 1953 attraverso un sistema messo a punto per volere dei grandi produttori Carlo Ponti e Dino De Laurentiis, e battezzato Podelvision proprio dalla fusione dei loro nomi. Si trattava, in pratica, di un 3D realizzato girando con due diverse macchine da presa su due diverse pellicole. Dal girato si ottenevano poi due negativi, detti occhio destro e occhio sinistro, che proiettati singolarmente producevano un normalissimo film in 2D, ma sovrapposti e guadati con gli appositi occhialetti riuscivano a creare quell'effetto stereoscopico che è alla base di questa tecnologia.

Il nuovo brevetto, però, cadde presto in disuso: del film 'Totò in 3D - Il più comico spettacolo del mondo' furono distribuite solo 10 copie in tre dimensioni, che fecero registrare molti meno spettatori in confronto a quelle normali. Secondo Pasquale Cuzzupoli di Cinecittà, che ha supervisionato il difficile restauro, il Podelvision è il vero e autentico 3D, perché non realizzato in digitale ma con pellicola. E riportarlo alla luce non è stato facile, a causa dell'alta infiammabilità delle vecchie pellicole e per la quantità di parti rovinate. Stando alle stime del produttore Aurelio De Laurentiis (nipote del famoso Dino, che da sempre provvede alla conservazione della library di famiglia) il costo del processo è stato di 200mila euro.

Somme, quelle per preservare la nostra cinematografia, che dovrebbero essere a carico dello Stato, ma secondo il patron di Filmauro 'ormai siamo arrivati alla frutta', e ad occuparsene devono essere per forza i privati. Affinché l'operazione risulti redditizia e quindi appetibile per investimenti non pubblici, è tuttavia necessaria la collaborazione di tutti, affinché il film venga percepito non come un cimelio da mettere sotto teca ma come un prodotto nuovo. Un arzillo sessantenne, verrebbe da dire. A preoccupare il patron di Filmauro è soprattutto la possibilità che 'Totò in 3D' venga bollato dagli esercenti come un film napoletano e non trovi quindi abbastanza strutture disposte a programmarlo. Importante, secondo De Laurentiis, sarebbe inoltre la partecipazione delle Istituzioni, magari anche a livello ministeriale, al fine di promuovere il film presso i giovani che non  lo conoscono: 'È incredibile che nelle scuole non si insegni il cinema, grande protagonista del secolo scorso, così come che non si studino TV e Internet'.

Insomma, 3D o no, esercenti o proprietari dei diritti, è indubbia l'importanza di continuare a preservare la memoria della cinematografia italiana e anche delle sue piccole grandi sorprese. Come questo film in grande anticipo sui tempi, che vogliamo ricordare con la famosa 'preghiera del clown' pronunciata dall'intramontabile Totò:

"Noi ti ringraziamo nostro buon Protettore per averci dato anche oggi la forza di fare il più bello spettacolo del mondo. Tu che proteggi uomini, animali e baracconi, tu che rendi i leoni docili come gli uomini e gli uomini coraggiosi come i leoni, tu che ogni sera presti agli acrobati le ali degli angeli, fa' che sulla nostra mensa non venga mai a mancare pane ed applausi. Noi ti chiediamo protezione, ma se non ne fossimo degni, se qualche disgrazia dovesse accaderci, fa che avvenga dopo lo spettacolo e, in ogni caso, ricordati di salvare prima le bestie e i bambini.

Tu che permetti ai nani e ai giganti di essere ugualmente felici, tu che sei la vera, l'unica rete dei nostri pericolosi esercizi, fa' che in nessun momento della nostra vita venga a mancarci una tenda, una pista e un riflettore. 

Guardaci dalle unghie delle nostre donne, ché da quelle delle tigri ci guardiamo noi, dacci ancora la forza di far ridere gli uomini, di sopportare serenamante le loro assordanti risate e lascia pure che essi ci credano felici. Più ho voglia di piangere e più gli uomini si divertono, ma non importa, io li perdono, un pò perchè essi non sanno, un pò per amor Tuo, e un pò perchè hanno pagato il biglietto. 

Se le mie buffonate servono ad alleviare le loro pene, rendi pure questa mia faccia ancora più ridicola, ma aiutami a portarla in giro con disinvoltura. C'è tanta gente che si diverte a far piangere l'umanità, noi dobbiamo soffrire per divertirla; manda, se puoi, qualcuno su questo mondo capace di far ridere me come io faccio ridere gli altri".