Freddie Mercury: "Sono il Nurejev del Rock'n Roll"

I personaggi-mito non tramontano mai. Lo sanno bene i milioni di fan del leader dei 'Queen', scomparso il 24 novembre del 1991, che una notte dal palco ha gridato al mondo: "Io non diventerò una stella, diventerò una leggenda". E così è stato.

Musica Redazione/GP — 22/11/2011
Titolo: Freddie Mercury al Wembley Stadium
Fonte: Immagine dal web

Voleva lasciare il segno, Freddie Mercury, voleva essere il 'Nurejev del Rock'n Roll', e ci è riuscito in pieno. Milioni di persone in tutto il mondo lo hanno cantato, ascoltato, inseguito, emulato, e tutto questo prima ancora che la morte prematura lo rendesse una leggenda, come avviene a tutti i grandi personaggi dello spettacolo. È stata senza ombra di dubbio una delle icone pop di maggiore impatto, sia per l'indiscusso talento di artista che per la 'maschera Freddie Mercury' così ben costruita e 'data in pasto' al pubblico ad ogni concerto.

Il prossimo giovedì 24 novembre si celebreranno i 20 anni dalla morte della voce dei Queen, stroncato dall'Aids a soli 45 anni, in un'epoca in cui il virus era un tabù, una malattia 'da omosessuali e drogati'. La fama di Feddie Mercury è omaggiata con oltre cento statue in tutto il mondo, che riproducono le sue 'pose' e le sue espressioni sempre sopra le righe, sempre esagerate. In occasione del ventennale della morte, sono già pronti in libreria quattro titoli dedicati a Farrokh Bulsara, questo il vero nome dell'artista, nato a Zanzibar nel 1946. 

'Una biografia intima', edito da Arcana, è stato scritto da Peter Freestone, assistente personale del cantante per ben dodici anni, e al suo fianco fino alla fine. La biografia rivela alcuni aspetti inediti di una vita vissuta fianco a fianco a Londra, Monaco di Baviera, New York. Peter era una sorta di tuttofare per Freddie: cuoco, lavapiatti, valletto, segretario, uomo delle pulizie, consulente, guardia del corpo, persino infermiere. Come narra nel libro, Freestone è stato testimone del momento in cui la sua capacità creativa era irrefrenabile, così come ha vissuto le frustrazioni di Mercury davanti alle difficoltà. Peter nella biografia ricorda come il leader dei 'Queen' amasse trascorrere notti particolarmente trasgressive al Saint, un club newyorchese per omosessuali. L'autore, inoltre, sostiene che a uccidere Freddie siano state anche le droghe.



Sempre in tema letterario, lo scorso 7 novembre è uscita la riedizione della celebre 'Freddie Mercury -The Biography', di Laura Jackson. La scrittrice britannica specializzata in biografie di cantanti ha scelto di ripercorrere la vita del leader dei 'Queen' soffermandosi sulle donne della sua vita: la madre, l'ex compagna e amica Mary Austin e l'attrice Barbara Valentine, che parlò di lui per la prima volta in questa biografia. La Jackson ha raccolto anche, in esclusiva, le confidenze di Tim Rice, Richard Branson, Bruce Dickinson, di Zandra Rhodes e di altre persone che conobbero Freddie. Sempre in libreria sono disponibili altri due volumi: la quarta edizione di 'Queen – La biografia ufficiale', di Jacky Gunn e Jim Jenkins, con una prefazione di Brian May. Il testo si compone di 27 capitoli, una discografia e sedici pagine dedicate alle foto a colori e in bianco e nero. Infine, per gli amanti dei testi delle canzoni, è disponibile 'Queen – We Will Rock You', che contiene tutti i testi dei greatest hits della band dal 1971 al 1991, con le parole di melodie immortali quali 'Crazy Little Thing Called Love', 'Radio Gaga', 'I Want To Break Free', 'We are The Champions', 'A Kind Of Magic', compreso il singolo più venduto di tutti i tempi: lo struggente 'Bohemian Rhapsody'.



Senza grandi giri di parole, Freddie Mercury è una leggenda perché, al di là dell'aspetto musicale (validissimo), ha saputo portare sul palcoscenico la propria omosessualità e lo ha fatto alla sua maniera, con una teatralità quasi 'burlesque'. Nessun aveva osato tanto. È una leggenda per il modo in cui si è spento, e per il modo dignitoso e privato in cui ha tenuto nascosta al mondo la sua malattia. Da un punto di vista strettamente musicale Freddie Mercury è stato un cantante talentuoso e un performer come pochi, i suoi concerti (pensiamo alla storica performance dei Queen al Wembley Stadium) sono entrati nell'immaginario collettivo. Il tutto messo al servizio di un contesto musicale di altissimo livello, grazie alla voce del leader e alla maestria dei componenti della sua band: le 'botte' ritmiche di Roger Taylor, gli assoli di chitarra di Brian May e la precisione del bassista John Deacon, hanno contribuito pesantemente alla creazione del mito-Freddie Mercury e di tutta la band.

Tornando a 'Bohemian Rhapsody', guarda caso è stato l'unico brano lasciato cantare dalla voce originale di Freddie Mercury in occasione dell'evento organizzato da Brian May e Roger Taylor in collaborazione con l'altrettanto talentuoso Paul Rodgers. Tutti i brani più famosi della band sono stati eseguiti magistralmente da Rodgers, ma 'Bohemian Rhapsody' no, quasi si rischiasse la 'lesa Maestà', è stato lasciato a Freddie: che è comparso in video, seduto al pianoforte, mentre canta la sua stessa leggenda.