Cinema mercato: con Checco Zalone è boom di film italiani. Giù i titoli made in Usa

Nei primi 10 mesi del 2011 aumenta la quota di mercato delle pellicole made in Italy, ma la flessione dei film Oltreoceano comporta un calo di spettatori e incassi. Tozzi: "Servono più pellicole popolari e potenziamento dei multiplex in città"

Cronaca Cinema Redazione/GP — 24/11/2011
Titolo: Locandina del film 'Che bella giornata'
Fonte: Immagine dal web

Con 7 milioni di  euro d’incassi al box office, è il film di Checco Zalone, 'Che bella giornata', a guidare la top ten delle presenze in sala, insieme ad altri sei film tutti made in Italy, tra i quali 'Immaturi' di Paolo Genovese, con 2,6 milioni di euro. Un risultato per il cinema italiano che il presidente dell'Anica, Riccardo Tozzi, durante la presentazione dei dati del mercato cinematografico italiano relativi ai primi dieci mesi del 2011 il 22 novembre, ha definito "clamoroso". "Viene confermata - ha detto - la crescita del prodotto italiano, con ben 33 milioni di biglietti staccati anche se, al netto, c'è stata una perdita, sia in termini di pubblico che di incassi, dovuta alla flessione dei film d'Oltreoceano".

In attesa del prossimo Natale, dunque, i numeri per il 2011 registrano un boom del cinema nostrano che ha raggiunto una quota di mercato pari al 38% del totale (era 29,60% nel 2009). In termini di biglietti il dato si traduce in 33 milioni (+5 milioni di biglietti rispetto all'anno prima) e con due mesi ancora a disposizione, complice le Feste, è ancora possibile raggiungere la mai toccata 'quota 40'. Di contro nella classifica vanno giù i titoli made in Usa (-15 milioni di biglietti), con l'effetto di un calo complessivo di spettatori (-8,18% in totale) e incassi (-10,63%).

Secondo Tozzi, la crisi delle pellicole americane non è un episodio, ma una tendenza strutturale alla quale il cinema di casa nostra può sopperire solo in parte, magari "puntando - ha detto - sui film popolari, aumentando le uscite 'forti' in estate e ripensando il circuito della distribuzione: non siamo ancora pronti al digitale e quindi non è più tempo dei 'Cinema Paradiso', ma di potenziare l'offerta di multiplex anche in città e non solo in periferia".

A porre l'accento sulla carenza di risorse, è il presidente dei produttori Anica, Angelo Barbagallo che ha spiegato: "Mi aspettavo una flessione peggiore nell'anno post-'Avatar' e della crisi. Il problema che evidenzio è quello della mancanza di risorse: di questo passo un certo cinema di qualità in Italia finirà per scomparire. Inoltre scontiamo una serie di ritardi, come ad esempio nell'offerta on-line, questione finora mai realmente affrontata". Il neo presidente Anec, Lionello Cerri, ha sottolineato, invece, i cambiamenti nel pubblico e l'influsso del piccolo schermo: "Le nuove generazioni di spettatori sono figlie dell'ultimo ventennio tv: nella top5 dei film più visti - ha aggiunto - ci sono tre commedie di smaccata derivazione televisiva. Dev'essere chiaro che pubblici diversi richiedono sale e modalità di fruizione differenti".

Secondo Paolo Protti, presidente Agis, il cambiamento deve avvenire a livello politico: "Il mondo del cinema deve interloquire col governo che si è appena insediato e col nuovo ministro dei Beni Culturali: la soluzione potrebbe essere un tavolo permanente in cui si discutano le riforme necessarie al settore, tra cui norme anti-pirateria e lo switch-off verso la digitalizzazione delle sale. Insomma, un lavoro 'tecnico' per un governo tecnico".

Analizzando, dunque, i dati in relazione agli incassi relativi ai singoli mesi, si nota come il picco è stato a gennaio (18 milioni di presenze, 124 milioni di euro di incassi) mentre è confermato il periodo di 'sofferenza' relativo all'estate: solo 3 milioni di spettatori, con una flessione del 16% rispetto all'anno precedente. In relazione, invece, alle quote di mercato, i numeri delle pellicole americane fanno registrare un pesantissimo 'rosso' (si passa in un anno dal 60% al 48% di presenze in sala) mentre il prodotto italiano, comprese le co-produzioni, ha un incremento del 9% toccando quota 38%. A seguire, Regno Unito, con il 7,3% del totale, e Francia, 1,98%.