Perdersi nel vuoto, Alfonso Cuarón: "Gravity è una metafora per le avversità della vita"

Proiettato in apertura della Mostra del Cinema, il film del regista messicano convince pubblico e critica. Grande l'impatto visivo e le suggestive le scene nel vuoto dello Spazio. Bullock: "Astronauti persone con una passione straordinaria per la vita"

Cinema: Recensioni Emanuele Dorru — 29/08/2013


"Abbiamo utilizzato questa teoria come metafora per le avversità della vita. Il nostro personaggio scivola nel vuoto, tentando di superare la sua stessa inerzia per fare ritorno sulla Terra dove l'attende qualcosa che sta oltre la sopravvivenza: la possibilità di rinascere". La teoria di cui ha parlato il regista messicano Alfonso Cuarón in conferenza stampa, che è poi al centro del film, è la teoria di Kessler, ovvero un'ipotesi della NASA in base alla quale la densità di oggetti creati dall'uomo che circolano nella bassa orbita terrestre è così alta che se due oggetti si scontrassero ne deriverebbe una cascata di rottami che andrebbe a urtare altri oggetti e ogni collisione genererebbe nuovi rottami spaziali in un infinito effetto domino.

Proprio come accade ai protagonisti di 'Gravity', un thriller ambientato nello Spazio profondo. La dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock), ingegnere medico alla sua prima missione spaziale, si trova in orbita comandata dall'astronauta veterano Matt Kowalsky (George Clooney), al suo ultimo volo prima del ritiro. Ma durante una passeggiata spaziale di routine entrambi vengono sorpresi da un incidente. La nave è distrutta, gli altri membri dell'equipaggio sono morti e Stone e Kowalsky restano completamente soli, l'uno all'altra, vorticando nell'oscurità. L'assordante silenzio fa capire che hanno perso ogni contatto con la Terra e ogni possibilità di salvezza. La sola via che resta loro è spingersi oltre, nel terrificante infinito dello Spazio.



Grande l'impatto visivo, dunque, così come le suggestive scene nel vuoto dello Spazio. Un mix che ha convinto tutti alla prima visione in Laguna. Prodotto dalla Warner Bros. Pictures, uscita in Italia prevista il prossimo ottobre, 'Gravity' è stato infatti proiettato in prima mondiale all'apertura Fuori Concorso della 70esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, ed è stato subito applausi scroscianti e consenso di pubblico e critica. Un legame, quello di Cuarón con Venezia, che risale al 2001 quando con il film 'Y tu mamá también' il regista messicano vinse l'Osella per la miglior sceneggiatura.



"Per noi gli astronauti sono miti, sono invece persone normali con una passione straordinaria per la vita e il nostro pianeta. A parlare con loro ti senti umilissima", ha detto in conferenza stampa Sandra Bullock che ha poi raccontato come non sia stato facile girare 'Gravity'. "Riprese in condizioni estreme, piena di cavi, da sola. Ce la dovevo fare - ha detto l’attrice - perché la storia raccontata nel film valeva tanto. Alla fine posso dire di aver vissuto un'esperienza fisica ed emotiva incredibile". E c'è anche il tempo per un aneddoto sulle riprese: "Mio fratello - ha raccontato la Bullock - è amico di un astronauta, mi ha chiamato dallo spazio e mi ha dato consulenza. È incredibile cosa fa un cellulare". 
 
[Da sinistra: Alfonso Cuarón, Sandra Bullock e George Clooney]