Emma Dante: "Via Castellana Bandiera potrebbe stare ovunque, anche al Nord"

Applausi per il primo film italiano in concorso, opera d'esordio della regista teatrale che spiega: "Le protagoniste sono vittime dell'ottusità. Come nel film, in Italia il precipizio è presente ma non avvertito, non riusciamo nemmeno a cadere"

Festival Redazione/GP — 29/08/2013


Palermo, scirocco, domenica pomeriggio Rosa (Emma Dante) e Clara (Alba Rohrwacher), arrivate in città per un matrimonio, si perdono nelle strade e finiscono in un vicolo tanto stretto da sembrare un budello, via Castellana Bandiera. Nello stesso momento, in senso opposto, arriva la macchina guidata dall'anziana Samira (Cotta) dentro la quale si ammassa la famiglia Calafiore. Né lei né Rosa intendono cedere il passo: il duello ha inizio. Chiuse all'interno delle loro macchine, due donne si affrontano in un duello muto che si consuma nella violenza intima degli sguardi. Un duello tutto al femminile punteggiato dal rifiuto di bere, mangiare e dormire; più ostinato del sole di Palermo e più testardo della ferocia degli uomini che le circondano. Perché, come in ogni duello, è una questione di vita o di morte.

'Via Castellana Bandiera', opera prima dell'attrice teatrale Emma Dante tratta dal suo omonimo romanzo e primo film italiano in Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia è una sorta di sfida western al femminile, che ha ricevuto numerosi applausi nella prima proiezione per la stampa. "Questa strada potrebbe stare ovunque, anche al Nord, perché è simbolica - ha spiegato in conferenza stampa Emma Dante -, si muove come un polmone quando respira". "Il film parte da Palermo ma cerca di aprirsi, semplicemente questa è la mia città, parto dalla mia radice, storia e lingua, ma non so cosa voglia dire raccontare il Sud: il Sud è una torretta di osservazione del mondo, Nord compreso, perché si parla di uno stato dell'essere, non geografico".

EMMA DANTE RACCONA 'VIA CASTELLANA BANDIERA'


Rosa e Samira "sono donne parenti del mio teatro - ha proseguito la Dante - si fermano per una questione di principio, per una situazione misera e ridicola, sono vittime dell'ottusità. E questa ottusità è un grande guaio per il nostro Paese: siamo diventati sordi, ciechi e immobili al di là di ogni cultura". L'epilogo del film? Emma dante lo descrive come "un sacrificio rituale, il grumo si scioglie per far scorrere il sangue". Due donne testarde, dunque, e "questa testardaggine nasce dal senso d'onore, insita nel comportamento degli uomini siciliani, come i bravi dei Promessi Sposi del 'fate luogo'".



"Non sono solo cose siciliane - ha precisato la regista -, ma la degenerazione di pensiero, la regressione del Paese, che sporca il senso dell'onore. Anche in politica non si riesce a vedere quel che si ha di fronte, come questa strada che sembra piccola ma poi è larga, ci sarebbe spazio per tutti, ma diventa proprietà privata e non più bene comune". "E questo spazio - ha rimarcato Emma Dante - ci sarebbe anche per gli omosessuali (Clara e Rosa sono lesbiche, ndr), che vogliono i diritti come tutti. Ma mi sono stancata di parlare di storia omosex, sono semplicemente due persone che si amano".

E se Alba Rohrwacher ha poi sottolineato come Emma le abbia insegnato tutto, "il suo metodo funziona - ha spiegato -: un lavoro molto duro con gli attori, ma si viene portati all'estremo da mani molto sicure, ci tira fuori i fantasmi, evochiamo qualcosa che nemmeno sapevamo di avere", l'82enne attrice teatrale Elena Cotta ha detto: "Da sempre speravo in questa occasione: recitare senza parole, usando solo sguardo, mimica, intensità e quel mezzo eroticamente vero che è la macchina da presa". "Rosa e Samira si guardano l'una di fronte all'altra, ed è anche un modo di guardarsi dentro, come il Minotauro che allo specchio riconosce il mostro. Sono due donne mostruose - ha concluso la Dante - ma è giusto accettare la propria mostruosità, perché è anche verità".