DOCUFILM - Solito: "Così vi racconto la storia di una città all'ombra dell'Ilva"

Ad un anno dal boom mediatico il corto del regista tarantino dà voce a luoghi e persone che vivono e lavorano vicino lo stabilimento dello scandalo. Un'Odissea al contrario dove i cittadini sono gli Ulisse che fronteggiano e schivano il gigante fumante

Animazione, Docu e Corti Francesca Nanni — 17/09/2013

Mauro Liuzzi, operaio Ilva, nonché sindacalista di Grottaglie, il suo primo giorno allo stabilimento se lo ricorda bene, tredici anni fa: "Tutto all'interno di quella struttura mi sembrava gigante, persino i normali bulloni nello stabilimento diventavano enormi". Luciano Carriero di professione mitilicoltore, invece, mostra con orgoglio alla telecamera le sue cozze appena pescate che lui chiama "sorvegliate speciali": da quando è scoppiato il caso Ilva, infatti, ogni giorno la Asl di Taranto le controlla per il certificato di conformità alla vendita prima di essere immesse sul mercato del pesce.

E poi lei, Viviana Petraroli, laureata in Scienza dei Beni Culturali di Taranto, che parla della sua città con un amore quasi poetico: "I tarantini - dice - sono come Ulisse che combatté contro il gigante". Un excursus tra storia e attualità citando la quasi profetica frase pronunciata dal console romano Fabio Massimo nel 209 a.C. "lasciamo ai tarantini i loro dèi adirati", come a dire che quello tarantino è, ancora oggi, un territorio che non è mai stato rispettato. "Mio padre ha lavorato all'Ilva più di trent'anni. Nel febbraio 2012 gli è stato diagnosticato un tumore ai polmoni ad uno stadio troppo avanzato per essere curato. È morto il mese successivo": non c'è rabbia nelle parole e negli occhi di Sabrina Corisi, figlia di Giuseppe, ricordando quel padre che spesso soleva dire "qui si muore giorno dopo giorno". C'è invece una gran voglia di combattere: "Mio padre - ggiunge Sabrina - non si è mai arreso ed ha sempre combattuto per i suoi diritti. È questo che dobbiamo fare noi oggi per poter dare ai nostri figli un futuro migliore".



È la Taranto della gente comune che parla, quella che suo malgrado si è trovata a convivere con il mostro sputafumo che uccide. La terra così come le persone. Sono storie e vite diverse ma tutte appartenenti allo spaccato quotidiano che vive e lavora all'ombra del grande stabilimento quelle raccontate da Carlos Solito nel suo docu-film 'Ilva, ALL'ANM!'. Nessun filtro, interpretazione o manipolazione. Solo le testimonianze della gente rapiscono l'attenzione dello spettatore per tredici minuti. "Dopo mesi di assedio mediatico su Taranto e l'Ilva - ha spiegato il regista alla prima proiezione a Grottaglie il 14 settembre -, erano giorni che meditavo su come dare un contributo, nelle mie latitudini creative, alla mia terra. Scrivo e fotografo di viaggi, ci voleva un viaggio da raccontare, filmare, musicare". E il viaggio e quello che ogni giorno vivono con l'amaro in bocca gli abitanti del territorio tarantino. Sono gli Ulisse che fronteggiano il gigante Ilva davanti al quale esclamano "all'anm!" che nel dialetto tarantino è la tipica esclamazione che precede una sorpresa (per l'anima!). È lo stupore amaro che si prova da Grottaglie a Roccaforzata, da Statte al Mar Piccolo, fino a Taranto per giungere al rione dei Tamburi assediato dallo stabilimento siderurgico. 

Un progetto nato ad un anno dalla questione Ilva, a fari mediatici abbassati su incarico del noto magazine Rolling Stone, 'Ilva, ALL'ANM!' è stato presentato il 14 settembre a Grottaglie non solo perché il regista Carlos Solito è nato in questa cittadina, ma perché, come spiegato dal sindaco Ciro Alabrese "la nostra città, come del resto tutto il territorio tarantino, tanto ha ricevuto ma anche tanto ha dato in termini di vite umane e di impatto ambientale all'Ilva". "Le immagini di questo cortometraggio forniscono delle suggestioni particolarissime che ci permettono di considerare il 'caso Ilva' - ha aggiunto il sindaco - da una prospettiva diversa: guardando oltre, nell'auspicio che l'ecomostro allenti la presa delle sue spire d'acciaio, consentendoci di godere di nuovo del nitore dei nostri cieli azzurri". 

Filmaker, scrittore e fotografo Carlos Solito in questo docu-film viene affiancato dalla sceneggiatrice Valentina Strada (anch'essa di Grottaglie), da Francesco Lopez della casa di produzione pugliese Oz Film e dal talento musicale di Omar Pedrini che impreziosisce il cortometraggio con la sua famosa 'Sole Spento'. In un'intervista proprio per Rolling Stones, Pedrini ha detto: "Quando mi ha chiesto di musicare il film con Sole Spento ho detto subito di sì. L'Ilva è un argomento molto complicato, uno di quelli che, come si è ben visto e sentito, ha fatto un gran rumore. Un rumore doveroso che ha infranto i muri di silenzio di tutti questi anni". "Il lavoro è una cosa sacra - ha proseguito Pedrini -, la vita è sacrosanta, abbiamo il dovere di consegnare ai nostri figli un mondo migliore, sano, e prospettive occupazionali che non devono, a distanza di tempo, rivelarsi una roulette russa".

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- Guarda il docu-film sull'Ilva di Carlos Solito