L'ANALISI - Oscar d'incassi: può davvero bastare un film per salvare la stagione?

I ricavi al botteghino non sono prevedibili e gli introiti hanno spesso una varianza elevata che non fa di loro un dato rappresentativo. Ecco perché secondo Emanuele Teti della Bocconi che spiega: "Il successo di Hollywood? Ha saputo differenziare"

Cronaca Cinema Redazione — 05/11/2013

L'industria cinematografica è una delle più affascinanti da studiare dal punto di vista economico e finanziario. Per definizione "ogni film è diverso da ogni altro" e, a differenza di molti altri prodotti la cui domanda può essere ragionevolmente stimata, il successo di una pellicola cinematografica è assolutamente incerto. Il fascino che attornia il settore cinematografico è alquanto attenuato se siamo i manager che devono decidere su quale pellicola investire, perché molteplici studi mostrano che è praticamente impossibile prevedere se un'opera sarà un successo o meno. La distribuzione di frequenza degli incassi da botteghino dei film ha, infatti, una varianza elevatissima. Cosa significa questo in termini pratici? Che i ricavi medi da film di una società cinematografica non sono assolutamente un dato rappresentativo per poter prevedere i possibili introiti a box office ottenibili da una nuova produzione. Questo perché sono sufficienti un paio di film di enorme successo (un Avatar dei giorni nostri o un E.T. degli anni Ottanta) per distorcere completamente la significatività statistica della distruzione di frequenza.

Una mia analisi (The dark side of the movie. The difficult balance between risk and return) mette in risalto l'estrema rischiosità e l'incertezza economico-finanziaria del settore. Partendo da una popolazione di 4.178 film (Usa e non) proiettati nelle sale cinematografiche statunitensi dal 1988 e 1999, ho svolto uno studio su un dataset complessivo di 1.636 film, dopo aver rimosso, conformemente a studi precedenti, i numerosi film outlier che avrebbero inficiato l'interpretazione statistica dei risultati. Quali sono i principali messaggi che possono essere trasmessi a chi cerca di leggere dal punto di vista economico e finanziario il settore? Essenzialmente che esiste una relazione positiva tra costo di produzione di un film e ricavi al botteghino (i film più costosi, con attori rinomati e registi affermati, di solito, incassano di più); tuttavia, in termini relativi, vi è una relazione casuale (random), come espresso dai diagrammi di dispersione, tra costi di produzione e rendimenti ottenuti, questi ultimi espressi come differenza tra ricavi da botteghino e costi di produzione, su costi di produzione stessi. Questo implica che il processo decisionale dei manager del settore è particolarmente arduo. Perché allora Hollywood ha avuto un’espansione così forte nel corso dei decenni, nonostante l'estrema varianza che rende il cinema un settore così imprevedibile?

La risposta è riconducibile al fatto che le Major hanno saputo differenziare, facendo coesistere produzioni con costi e caratteristiche molte diverse. Statisticamente, la maggior parte dei film prodotti in un anno da una casa cinematografica sono infruttuosi economicamente; tuttavia, le aziende cinematografiche sanno che sono sufficienti i ricavi di uno o al massimo due film di successo per compensare tutte le perdite degli altri n-1 o n-2 film. Sembra un risultato incredibile, ma è quello che avviene in verità in questo settore. Un esempio, noto ai più, può chiarire il tutto più di mille parole. Titanic, del 1997, ha incassato da solo nei botteghini Usa 413,2 milioni di dollari, cifra superiore a quella di altre 13 produzioni annuali con ricavo medio (30,6 milioni) messe insieme.

Paradossalmente, la 20th Century Fox avrebbe potuto garantirsi un'adeguata performance economica nel 1997 contando solo su Titanic, anche qualora gli altri 13 film prodotti lo stesso anno fossero stati un flop al botteghino. L'unico problema è che né 20th Century Fox, né nessun altro soggetto nel settore, avrebbe mai potuto stimare in anticipo che il film di James Cameron con Leonardo Di Caprio sarebbe divenuto il blockbuster che è diventato, per un semplice motivo: "ogni film è diverso da ogni altro", ed è quindi impossibile predirne il possibile successo sulla base di variabili stabilite ex-ante.

(Articolo di Emanuele Teti, docente del Dipartimento di finanza della Bocconi)