Ribelle, inquieto eppure così umano: ecco 'Il giovane favoloso' Leopardi di Mario Martone

Il regista napoletano torna sul grande schermo con un film che racconta la vita del poeta di Recanati. Dall'infanzia fino alla morte a Napoli, infelice ma ironico e sentimentale, è un ritratto che ha il volto convincente ed intenso di Elio Germano

Festival Francesca Nanni — 01/09/2014
Titolo: Elio Germano in una scena del film
Fonte: ©Mario Spada
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Più che un film, è stata una vera e propria sfida: portare sul grande schermo italiano, popolato di commedie e pellicole dagli effetti speciali in 3D, la vita di uno dei più grandi poeti della letteratura italiana, Giacomo Leopardi, cercando di renderla interessante, avvincente e non retorica. Così, con garbo ed eleganza, 'Il giovane favoloso', diretto da Mario Martone, è arrivato alla 71ma Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato accolto da pubblico e critica con da un lunghi e convinti applausi. A dare anima e corpo, è il caso di dirlo, al poeta di Recanati uno straordinario ed intenso Elio Germano: "Anche io come Giacomo Leopardi - ha detto in conferenza stampa - mi sono portato dietro e con molta fatica il mio corpo, cercando di abitare il più possibile nella mia testa così come questo personaggio abita nella sua". "Giacomo Leopardi si porta dietro questo corpo sgraziato e doloroso, che invecchia precocemente e contro il quale combatte. Ed è proprio questa difficoltà fisica una chiave che fa emergere, invece, la sua incredibile vitalità per certi versi rabbiosa, quasi vorace"..

Una vita non felice, dall'infanzia a Recanati, in provincia di Macerata, fino alla morte avvenuta a Napoli: bambino prodigio cresciuto sotto lo sguardo implacabile del padre, quasi 'prigioniero' nella ricchissima biblioteca di famiglia, tra poesia e letteratura che esclude la vita reale, il Leopardi di Martone è il riflesso antico di un giovane contemporaneo 'prigioniero' a sua volta del mondo virtuale della rete. "Credo che ogni epoca abbia le sue gabbie e in ogni epoca esista il desiderio, la necessità di romperle, del resto - ha sottolineato il regista - anche il rapporto che Leopardi ha avuto con Pietro Giordani, le lettere che scambiava con questo intellettuale che non aveva mai visto, che non conosceva, e nemmeno Giordani conosceva questo ragazzo che stava a Recanati, non assomiglia forse a un rapporto che avviene attraverso delle chat?" "Un modo virtuale di conoscersi che pure diventa fondamentale e decisivo per la vita di Leopardi".

GUARDA IL TRAILER DE 'IL GIOVANE FAVOLOSO'


Giovane ribelle, a ventiquattro anni Leopardi lascia finalmente il suo paese, va a Firenze ma non si adatta alle regole dell'alta società italiana che lo celebra e lo critica ed infine lo emargina. E poi, insieme all'amico Ranieri (Michele Riondino) l'arrivo a Napoli ed è colpo di fulmine tra il poeta e la gente dei quartieri popolari, fino allo scoppio dell’epidemia di colera. "Giacomo è un uomo nato quasi per sbaglio alla fine del Settecento - ha raccontato Martone - perché il suo pensiero era un pensiero mobile e non apparteneva al suo tempo, era dotato di una natura antica che però sapeva  guardare molto in avanti. Tutto questo a partire dalla spinta che provava nello scrivere sentendo la propria anima". "La stessa di Leopardi è tutt'uno con la sua scrittura, non c'è un suo verso, un suo rigo che non sia autobiografico". "Leopardi sa, con molto anticipo su Proust, o su Beckett, che solo la radicale esperienza di se stessi consente la partita con la verità: da qui le poesie, lo  Zibaldone, le  Operette morali". "È per questo  - ha aggiunto Martone - che  oggi possiamo sentire Leopardi con tanta forza".

Ma c'è un altro aspetto che il regista ha voluto sottolineare: "La vita di Leopardi significa svelare un uomo libero di pensiero, ironico e socialmente spregiudicato, un ribelle, per questa ragione spesso emarginato dalla società ottocentesca nelle sue varie forme. Un poeta - ha detto Martone - che va sottratto una volta e per tutte alla visione retorica che lo dipinge afflitto e triste perché malato". "Io ho voluto insistere con questo film nel tentativo di riportare alla luce pezzi del nostro passato a mio avviso preziosi per il presente, ma questa volta non si tratta di un film storico. 'Il giovane favoloso' vuole essere la storia di un'anima, che - ha concluso il regista - ho provato a raccontare, con tutta libertà, con gli strumenti del cinema".