'The salt of the eart', così Wim Wenders racconta la poesia e la bellezza di Sebastião Salgado

Presentato al Festival del Cinema di Roma, il docu co-diretto con Juliano Ribeiro figlio del grande fotografo, segue per due anni la sua nuova esposizione 'Genesis'. Inno d'amore al nostro Pianeta, preghiera intima e universale che dialoga con il tutto

Animazione, Docu e Corti Redazione — 20/10/2014
Titolo: A sinistra Wim Wenders insieme a Sebastião Salgado durante la preparazione del docu

La bellezza e la poesia che solo un grande artista come Sebastião Salgado sa cogliere nelle sue immagini, raccontate da un grande regista che è anch’egli prima di tutto fotografo, Wim Wenders. Un documentario monumentale che lascia a bocca la potenza evocativa e l’incanto di luoghi, volti e natura che caratterizzano da sempre l’inerario artistico e umano del fotografo brasiliano. ‘The salt of the eart’ (Il sale della Terra) è la storia di un “pedinamento” durato due anni, realizzato insieme al figlio del grande artista, Juliano Ribeiro Salgado. Per tutto questo tempo il regista tedesco diventa un testimone silente che vede crescere e maturare un'opera d'arte, ‘Genesis’, la nuova esposizione che Salgado porterà nel mondo nei prossimi mesi e che si propone come un grande affresco della bellezza della Terra.

La macchina fotografica Sebastião Salgado ha viaggiato nel mondo alla ricerca di monumenti naturali alla bellezza che solo una concezione eco-sostenibile e cosciente della terra può salvare e tutelare per le prossime generazioni. Wenders si è messo al servizio di questo progetto con l'umiltà dell'allievo e l'occhio del poeta che dialoga con le immagini e le persone cercandone l'essenza profonda. Impresa resa ancor più emozionante dal fatto che le foto di Salgado vivono di un bianco&nero raffinatissimo, mentre il cinema parla ormai con la tavolozza dei colori da più di 80 anni. Il risultato è di grandissima raffinatezza e non può essere confinato nella rubrica "esercizio di stile".

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Alternando la storia personale di Salgado con le riflessioni sul suo mestiere di fotografo, il documentario ha un respiro intimo e universale insieme, quasi una preghiera che dialoga con il tutto. "Abbiamo cominciato a girare in fretta e furia per conciliare le esigenze dei nostri due protagonisti, Salgado e Wenders - dice il produttore David Rosier - e poi invece il tempo si è allungato per la passione di entrambi a questo incontro poco ordinario”. “Alla fine sono stati due anni di pellegrinaggi, viaggi, dialoghi cui Juliano Ribeiro ha aggiunto un punto di vista essenziale: quello di un figlio che attraverso il lavoro del padre cerca di comprenderne l'animo e la vita, quella stessa che spesso Sebastiano gli ha negato partendo per i suoi lunghi viaggi creativi". Il film è un fantastico "corpo a corpo" tra l'occhio e la sensibilità di due fotografi.


[Da sinistra: Juliano Ribeiro Salgato e suo padre Sebastião insieme a Wim Wenders] 

E tutto questo è reso possibile grazie alla passione che Wenders ha proprio per la fotografia, suo grande amore prima ancora del cinema. Non stupisce che la sua nuova opera, ‘Il sale della Terra’ sia un documentario così intenso su uno dei più grandi fotografi del mondo. Dopo la presentazione al festival di Cannes, la pellicola è stata presentata in anteprima italiana, il 19 ottobre scorso, al Festival del Cinema di Roma, dove il regista ha partecipato ad un incontro pubblico nell'ambito di Wired Next Cinema curato da Mario Sesti. Il sale della terra uscirà il 23 ottobre distribuito da Officine Ubu.