Pasquale Squitieri: "Lo splendore della Napoli del 1800 protagonista del mio prossimo film"

Al grande regista partenopeo il premio alla carriera dell'Ischia Film Festival, manifestazione cinematografica in cui annuncia i suoi progetti futuri. "Racconterò lo splendore della mia città – ha detto - che il tutto mondo ci ha rubato"

Cinema: Protagonisti Redazione — 09/07/2015
Fonte: Immagine dal web

"Sarò presto a Napoli per raccontare lo splendore di questa città raggiunto tra l'800 e il '900, lo splendore che tutto il mondo ci ha rubato e che tutti gli artisti hanno utilizzato". È un Pasquale Squitieri dolorante per la rottura di una gamba dovuta ad un incidente ma anche molto emozionato quello che in collegamento video, il 4 luglio scorso, annuncia il suo prossimo progetto cinematografico alla platea dell'Ischia Film Festival. Giunta quest'anno alla sua tredicesima edizione, la manifestazione cinematografica ha conferito proprio al grande regista partenopeo il Premio Ischia Film Award alla Carriera 2015 ritirato dall'amico e attore prediletto Leopoldo Mastelloni.

"Ho fatto di tutto per esserci - ha detto Squitieri - perché il pubblico di Ischia merita che io gli restituisca tutto quello che mi ha dato. Io sono uno di loro, sarei venuto lì per incoraggiare qualche giovane cineasta, per parlare con chi ama il cinema". "Il nostro incontro, di persona - ha aggiunto -, è solo rinviato, non vedo l'ora di essere in mezzo a voi, di parlarvi e confrontarci". Regista senza padroni, di un cinema ruvido e diretto, incapace di compromessi, dapprima avvocato penalista passato poi dietro la macchina da presa, Pasquale Squitieri non si è fermato mai davanti a nulla. Gli hanno dato del fascista, come fecero con John Milius. Ma i grandi del nostro cinema, l'hanno sempre stimato, personalmente e creativamente.


[Pasquale Squitieri sul set di uno dei suoi film]

'Il prefetto di ferro' lo ha portato nella storia, in tutti i sensi. Squitieri, però, è 'I guappi' 
e 'Razza selvaggia', è 'Camorra' e 'Il pentito', è 'Corleone’. È il regista che si "sporca" le mani con il genere quando i suoi amici lo snobbavano, perché il cinema d'autore era uno solo e amava parlarsi addosso. Se c'è un cinema che racconta il brigantaggio, la ferita più infame della nostra storia (una guerra civile giusta trasformata in banditismo da sterminare), lo dobbiamo a lui. Con 'Li chiamarono briganti', ad un passo dal nuovo millennio, lui racconta su quali menzogne poggi il tricolore.


[Pasquale Squitieri con la moglie Cladia Cardinale]

Quello di Squitieri è un cinema deciso e anche violento, quello di questo grande regista napoletano. Eppure, allo stesso tempo, Squitieri, soprattutto con 'Gli invisibili' (forse il suo film più bello e potente), svela una dolcezza, una fragilità, che non gli sospetteresti. Oggi è andata male per me, ma spero bene per tutti noi, magari proprio grazie al film che sto preparando, "Sono scugnizzo" la storia di un ragazzo della Nunziata che diventa uno dei più grandi scultori del mondo, e noi gli siamo grati come siamo grati a tutti gli eroi della napoletanità".