INTERVISTA - 'Wilde Salomé': così Al Pacino filma e racconta un'ossessione personale

Scritto e diretto dall'attore americano, questo docu-film è la sua versione cine-teatrale della controversa opera dello scrittore irlandese Oscar Wilde. «Ho cercato di unire - dice - la qualità fotografica del cinema all'essenza dell'acting teatrale»

Cinema: Protagonisti Redazione — 28/04/2016

«Questo film è un esperimento, è il mio tentativo di fondere l’opera teatrale e il cinema. I due linguaggi possono quasi stridere ed essere in contrasto tra loro: la mia speranza è di averli amalgamati al meglio. Fare in modo che questo ibrido funzioni è stato il mio obiettivo: unire tutta la qualità fotografica del cinema a quell’essenza dell’acting che è propria del teatro». Così l’attore americano Al Pacino, descrive il film ‘Wilde Salomé’ da lui scritto, diretto e interpretato insieme a Jessica Chastain (Salomé), Kevin Anderson (sé stesso, Giovanni Battista), in uscita in Italia il 12 maggio 2016. Tratto dall’omonima e controversa opera letteraria ‘Salomé’ dello scrittore irlandese Oscar Wilde, questa brillante storia di lussuria, avidità e vendetta, racconta la leggenda del Re Erode, del suo folle e perverso desiderio per la giovane figliastra Salomé, innamorata, a sua volta, di Giovanni Battista. A seguito dello scandalo da cui fu investito Oscar Wilde, però, ne fu proibita la rappresentazione nella Londra di fine XIX secolo.

Oggi, a vent’anni da ‘Looking for Richard’, Al Pacino porta sul grande la propria versione: riprende i preparativi, le prove e la messa in scena di questa storia, le difficoltà e i problemi derivati dalla doppia sfida di mettere in scena il dramma a Los Angeles e di partecipare alla scoperta di una nuova stella, Jessica Chastain, nel ruolo di Salomé. Ma tenta anche, con grande impegno, di comprendere il bisogno di Oscar Wilde di esprimere qualcosa di assolutamente diverso rispetto a quanto scritto fino a quel momento. «Salomé è un lavoro che conosco molto bene. So di non poterla affrontare soltanto come un dramma teatrale  afferma Pacino -, non catturerebbe del tutto ciò che penso dell’opera, per questo ho voluto farne un film. Ho pensato a un progetto in cui s’intrecciano la vita di Wilde, la vita del dramma e la mia vita alle prese con la sua realizzazione». In questa intervista Al Pacino racconta le fasi della realizzazione del suo film:

Da dove nasce il suo interesse per la ‘Salomé’ di Oscar Wilde?
«Quindici anni fa, in Inghilterra, ho assistito alla produzione di Steve Berkoff. È stata la cosa più straordinaria, potente, bella, mai vista in tanti anni. Mi ha colpito moltissimo. La cosa buffa, è che non sapevo fosse stato Oscar Wilde a scriverla…non era il Wilde che conoscevo, famoso per alcune delle più grandi commedie mai realizzate. Poi interpretai l’opera con Robert Ackerman a New York con grandiose scenografie, ricchi costumi e trucchi di scena, fu un’esperienza davvero creativa. Nel 2003 la rappresentai ancora a Broadway,con Marisa Tomei, lei è stata grande, ma anche dopo questa rappresentazione non riuscivo a fare a meno di pensarci, volevo conoscere meglio Oscar Wilde. Quando iniziai questo progetto non avevo un piano, avevo una passione, e non sapevo esattamente cosa farci con tutta questa passione. Oscar Wilde è un genio ma è anche un uomo che si è emarginato dal resto del mondo e dal suo tempo, messo a dura prova dalla vita. Perché mai mi sono andato ad identificare con questo autore non lo so, ma l’ho fatto. Qualcosa mi ha fatto riconoscere in lui, credo sia che rischiò tutto per saltare nell’ignoto».

Può dirci qualcosa riguardo Erode, il personaggio che lei interpreta nel film?
«Mi  piacciono  le  sfide  e  quello  di  Erode  è  un  ruolo  importante:  esprime  qualcosa  che  non  trovi normalmente in un film. È un ruolo classico, scritto in versi, non è una di quelle parti in cui la gente immagina di vedermi. Negli anni ho provato a interpretare questo tipo di personaggio, l’ho fatto ogni volta che se ne è presentata l’occasione».

Dunque cosa vedranno gli spettatori al cinema?
«Vedranno una parte di me che non conoscono e che, invece, ho voluto mostrare, ho cercato di essere il più onesto possibile nei loro confronti. Anche se il progetto teatrale e il documentario sono finiti, Oscar Wilde continua ad affascinarmi, non è un libro chiuso, è ancora qui, nella mia mente. Ecco perché il film finisce come finisce. Un po’ come se facesse parte di un ciclo».

Come si può paragonare ‘Wilde Salomé’ a ‘Looking for Richard’ ispirato a Riccardo III, quali sono le differenze più importanti tra questi due lavori?
«Tutti conoscono Shakespeare, tutti ne hanno sentito parlare e conoscono il suo lavoro, tutti hanno un’immagine precisa di chi fosse questo autore. Quando parli di Oscar Wilde, invece, la gente chiede “Oscar chi?”, mentre chi lo conosce non ha una visione completa di tutto quello che gli è successo nella vita».

Come si è trovato con la produzione?
«Non avrei potuto chiedere di meglio dal cast, dal regista teatrale Estelle Parsons ai produttori Barry Navidi e Robert Fox. Ognuno di loro desiderava portare a termine questo esperimento, così fuori dagli schemi. Sono stati davvero collaborativi e partecipi nel credere nella validità del nostro lavoro mentre andavamo avanti nella ricerca. Tutti volevano dare il proprio contributo, essere d’aiuto, si sono fidati di me e hanno dato tutto sia a telecamere accese che a telecamere spente, quando recitavano un personaggio e quando erano semplicemente loro».

Cosa vorrebbe che gli spettatori si portassero dietro da questa esperienza cinematografica?
«Se dopo la visione del film il pubblico pensasse: “Dovrei leggere di più Oscar Wilde, è interessante, voglio conoscerlo meglio”, per me sarebbe il più grande successo. Oppure mi piacerebbe che lo spettatore si chiedesse: “Chi è quella ragazza che interpreta Salomé?”. Il suo nome è Jessica Chastain. È stata fantastica, ha rappresentato il suo personaggio semplicemente in modo ideale, quasi celestiale, senza di lei non avrei potuto fare ‘Salomé’. Vorrei anche che gli spettatori scoprissero un lato di me inedito, quasi fossero testimoni diretti di tutto quello che abbiamo affrontato per mettere  insieme questo progetto; vorrei apprezzassero il viaggio artistico che ho voluto condividere con loro, lo sforzo per cercare di capire la complessità di Wilde e della sua opera. Questa non è una storia raccontata attraverso una tradizionale rappresentazione e non è neanche un semplice documentario, è qualcosa che abbiamo sperimentato. Proprio come gli attori in scena, anche il pubblico dovrà credere in me, affidarsi e credere nel progetto, lasciando che sia io a guidarli in questo viaggio».