INTERVISTA - «Il cinema d'autore ha un mercato di nicchia che non attrae gli investimenti»

Così Ivano De Matteo, attore, documentarista e regista che qui parla del suo lavoro. Le difficoltà in Italia a girare non-commedie? «Difficile trovare finanziamenti e i produttori non reinvestiono i guadagni di film commerciali in pellicole impegnate.»

Cinema: Protagonisti Rita Bugliosi (*) — 02/12/2016
Fonte: ©PrimaPagina Online

Il grande pubblico televisivo lo ha conosciuto nel ruolo de Er Puma, in ‘Romanzo criminale-La serie’, personaggio liberamente ispirato alla figura realmente esistita di Gianfranco Urbani, noto come Er Pantera. Ma la carriera di Ivano De Matteo, attore, documentarista e regista romano, nasce in teatro negli Anni Novanta, nel laboratorio ‘Il Mulino di Fiora’ diretto da Perla Peragallo. Tre anni dopo fonda con la sua compagna, Valentina Ferlan, autrice e sceneggiatrice, la compagnia ‘Il Cantiere’, per passare poi dietro la macchina da presa come documentarista, lavorando contemporaneamente come attore cinematografico. Il debutto cinematografico arriva nel 1994, quando Pasquale Pozzessere lo inserisce nel cast di ‘Verso Sud’. È diretto, inoltre, da Michele Placido in 'Le amiche del cuore', da Daniele Vicari in 'Velocità massima' e da Ettore Scola in 'Gente di Roma'.

Come regista cinematografico di fiction esordisce nel 2002 con 'Ultimo stadio' in cui dirige tra gli altri Franco Nero e Valerio Mastandrea; seguono 'La bella gente' del 2009, 'Gli equilibristi' del 2012, 'I nostri ragazzi' del 2014 e, lo scorso settembre, 'La vita possibile', interpretato da Margherita Buy e Valeria Golino, in cui la protagonista è una donna maltrattata dal marito che, per superare quella terribile situazione si rifugia con il figlio tredicenne a Torino, dall'amica Carla con cui costruisce una nuova vita. In questa intervista Di Matteo ripercorre i suoi esordi, il suo lavoro, la sua carriera:

Ha iniziato la sua carriera artistica con il teatro; cosa ricorda di quel periodo?
«Sono molto legato a quel momento della mia vita artistica perché ciò che ho fatto in quegli anni è stato fondamentale per costruire la mia attività attuale. Ho iniziato dal basso, dal teatro di cantina, frequentando la scuola 'Il mulino di Fiora' di Perla Peragallo, una figura importante nell'avanguardia teatrale della Capitale. Da lì è cominciata la mia carriera artistica, con la creazione, assieme alla mia compagna, della compagnia teatrale 'Il cantiere'.»

Dal teatro al cinema, come attore: quale delle due forme di recitazione sente più sua?
«Come attore ho sempre preferito il teatro anche se l'ultimo spettacolo che ho messo in scena è stato 'Fedra', nel 2000. È il luogo in cui in questo ruolo mi sono espresso meglio: ero una sorta di capo comico ed ero sia regista che attore degli spettacoli che portavo in scena. In seguito, alla recitazione ho affiancato sul palco l'attività musicale, con improvvisazioni jazz. Poi c'è stato il passaggio al cinema, avvenuto attraverso i documentari, dove però lavoravo dietro la macchina da presa. Come documentarista ho affrontato temi di carattere antropologico: gli ultras, i detenuti, la trasformazione dei quartieri delle nostre città. Dopo aver realizzato una decina di documentari sono passato alla fiction.»

Cosa pensa della qualità della proposta televisiva?
«Sono nato e cresciuto quando la televisione aveva solo due canali, poi sono arrivate le tv private. Ora la proposta televisiva è estremamente ricca e variegata, sterminata: si può vedere di tutto. Questo tipo di offerta tv non mi affascina particolarmente, a volte mi perdo e i miei gusti vacillano. Però quello che si fa in televisione viene ricordato da tutti: è successo anche a me con l'interpretazione di Romanzo criminale, tutti sanno che ho interpretato Er Puma e questo ruolo ormai conta più dei miei 20 anni di attività teatrale. Fenomeni come questo mi spaventano.»

Cosa l'ha spinta a passare dal documentario alla fiction?
«Il motivo principale per cui ho abbandonato il documentario è stato economico: è un genere che non ha mercato e che offre solo piccoli ricavi. È però una grande scuola. Il passaggio alla fiction è avvenuto dopo la realizzazione di un documentario dedicato al mondo degli ultras, 'Prigionieri di una fede', che ebbe molto successo e una menzione speciale al Torino film festival. Rai 3 mi chiese poi di farne una versione per la tv e, dopo questo passaggio, fui contattato da un produttore che mi commissionò un film su questo tema, così girai 'Ultimo stadio'. Questo lungometraggio ha segnato il passaggio alla fiction cinematografica.»

Anche i suoi film di fiction sono legati a tematiche delicate e attuali: prostituzione minorile, difficoltà economiche dopo la separazione, violenza sulle donne:
«Non credo che un regista e il cinema siano in grado di cambiare la testa delle persone o abbiano influenza a livello politico. Reputo i miei film affreschi, che ritraggono eventi realmente accaduti o che potrebbero accadere. Ne 'I nostri ragazzi' narro della violenza giovanile sui più deboli, in particolare su un mendicante. L'argomento de 'Gli equilibristi' è invece ispirato a un articolo dell'Espresso in cui un uomo raccontava delle difficoltà economiche incontrate dopo la separazione. Anche l'ultimo film 'La vita possibile' si ispira a un fatto di cronaca. Mi piace documentarmi, svolgo un lungo lavoro di ricerca prima di arrivare sul set e girare. Anzi è proprio la fase di preparazione di un nuovo film quella che mi appassiona di più, la raccolta dei materiali, delle informazioni, dei dati. A modo mio sono un ricercatore, indago, comparo diverse teorie, ipotesi differenti.»

Quali difficoltà si incontrano in Italia a girare film che non siano commedie?
«È difficile trovare i finanziamenti. Il cinema d'autore ha un mercato di nicchia che non attrae gli investimenti. I produttori dovrebbero diventare mecenati e reinvestire i guadagni che ricavano dai film commerciali in pellicole impegnate. Ma questo avviene davvero poco nel nostro Paese.»

Ha mai pensato di affrontare sul grande schermo un tema scientifico?  
«Per ora non sono interessato agli argomenti scientifici. È una tematica che vedo forse più adatta alla televisione, dove si potrebbero proporre per esempio le biografie di grandi scienziati, da Galileo a Leonardo. Se mi proponessero una cosa del genere accetterei, mi divertirebbe farlo. Anche in questo caso mi piacerebbe molto la fase preparatoria, di documentazione sul personaggio.»

Qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie?
«Cerco di usarle e di non farmi usare: prendo dalla tecnologia quello che mi serve sia nella vita che nel lavoro. Uso il cellulare, il computer, il bluetooth, senza diventarne schiavo. Continuo però a girare in pellicola, anche se poi monto in digitale.»

Quali i progetti per il futuro?

«Ora sono ancora impegnato con la promozione del film 'La vita possibile', ma vorrei presto dedicarmi alla realizzazione di un film che sto scrivendo e che ha al centro, come quasi tutte le mie opere, la famiglia.»

(*) Da Almanacco della Scienza Cnr n.11 del 16 Novembre 2016