Gli sfiorati

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Titolo originale: Gli sfiorati
Paese: Italia
Regia: Matteo Rovere
Attori: Aitana Sánchez-Gijón - Andrea Bosca - Asia Argento - Claudio Santamaria - Massimo Popolizio - Michele Riondino - Miriam Giovanelli
Anno: 2011
Genere: drammatico
Sceneggiatura: Francesco Piccolo - Laura Paolucci - Matteo Rovere
Produttore: Domenico Procacci
Casa produzione: Fandango - Rai Cinema
Fotografia: Vladan Radovic
Montaggio: Giorgio Franchini
Musiche: Andrea Farri
Scenografia: Alessandro Vannucci
Costumi: Monica Celeste
Durata: 111 min
Trama
Un padre in comune: è questa l'unica cosa che unisce Méte e Belinda. Lui giovane ed esperto grafologo, innamorato del carattere di ogni essere umano nascosto dietro la scrittura. Lei adolescente inafferrabile, in bilico tra consapevolezza e scoperta di sé. Non si sono praticamente mai visti, ma se adesso sono costretti a passare sotto lo stesso tetto la settimana che precede il matrimonio dei propri genitori, allora è forse arrivato il tempo di incontrarsi, o di perdersi definitivamente. Sullo sfondo c'è una Roma caotica e inattesa, carica di sensazioni e sorprese, e intorno a loro amici in movimento continuo, e adulti sempre alla ricerca dei propri sogni. È l'energia che gli Sfiorati spargono per la città, eroi di una generazione che ha avuto tutto, senza mai afferrare niente davvero: per sorridere, ridere e riflettere, su una certa confusione dell'oggi.
Note di regia
È stato Domenico Procacci a farmi leggere questo romanzo, che prima non conoscevo. Conoscevo diverse opere di Veronesi, ma non Gli Sfiorati. Mi sembrava un libro un po' misterioso: c'era una specie di aura intorno a quel testo, un amore che evidentemente aveva colpito le persone che negli anni lo avevano incontrato tra le loro letture. E così è stato anche per me, fin da subito. Il cuore di Méte, lo sguardo di Belinda, i pensieri di Damiano e Bruno, mi sembravano formarsi chiari durante la lettura, e quasi allungarsi oltre le pagine, come se li conoscessi da sempre. E poi c'era Roma, una città misteriosa e imprevedibile, raccontata con lo sguardo lucido di chi viene da fuori, pronto a stupirsi delle pieghe di ogni vicolo, del colore dei mattoni in centro, e della vita delle persone che da sempre la abitano. Sul set ce l'ho messa tutta per divertirmi e per far divertire: ce l'ho messa tutta per fare un film che fosse emozionante e profondo, ma anche leggero e fruibile. Al centro della storia ho sentito questo amore impossibile, drammatico, e ho pensato a come il romanzo di Veronesi riuscisse a trattare il tutto con grande leggerezza, e al senso profondo che questa scelta, questa leggerezza, in fondo ha. Sentivo qualcosa che riguardava tutti, e in questo la trasposizione dagli anni ottanta ad oggi è stata quasi una necessità, un riprendere il filo del discorso avviato vent'anni prima, per rendersi conto di quanto sia attuale. Veronesi parla di Sfiorati, di individui... Espandi
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