Cinema nel Lazio: una miniera di proteste

Dall'occupazione dell'ex sala Palazzo alla legge regionale di riforma del settore audiovisivo e al drastico ridimensionamento di Cinecitt, si intersecano gli scontri e le polemiche sull'intervento pubblico nella settima arte

Cronaca Cinema Laura Croce 13/07/2011
Fonte: Immagine dal web

Il Lazio è la prima regione italiana nel settore del cinema e dell'audiovisivo: se il fenomeno appariva già evidente in maniera intuitiva, a confermarlo ora c'è anche un apposita ricerca elaborata dal centro SRM (Studi e Ricerche per il Mezzogiorno) di Intesa San Paolo e presentata martedì a Roma. Secondo questo 'Rapporto sull'impatto del settore dell'intrattenimento nel Lazio', sarebbero 1.800 le imprese del comparto attive sul territorio regionale, pari al 28% di quelle registrate a livello nazionale; un dato destinato a crescere se si scende nel dettaglio della tv, in cui la leadership è più evidente con ben il 60% delle società operanti nel settore.

Anche la settima arte non è però da meno: se per volume d'affari e spettacoli, la regione laziale non incide che per il 14%, nei primi gradini della filiera cinematografica le cifre crescono drasticamente, mettendo in evidenza come le imprese impegnate nella produzione rappresentino circa la metà (49%) di quelle nazionali, mentre il valore aggiunto (pari a quasi 3 miliardi di euro) sia quasi il 60% di quello generato dal cinema in Italia.

Di grande rilevanza anche i dati sulla redditività dell'investimento in audiovisivo ed entertainment, che il rapporto stima in 850 euro in termini di PIL per ogni 1000 euro di spesa aggiuntiva, di cui 570 a favore del comparto e 280 per l'indotto. Cifre che secondo le stime dell'Srm bastano da sole a spiegare come mai molte altre regioni d'Italia si stiano attrezzando per sostenere il settore, in particolare il cinema, con diverse forme di investimento ed incentivazione. In questo contesto, il Lazio continua sì a fare la parte del leone grazie alla propria tradizione, che vede al centro del grande giro d'affari Roma e gli studi di Cinecittà, ma a fronte della fuga di molte produzioni verso le regioni dove le Film Commission sono più attive e le risorse a disposizione di maggior respiro, anche grazie a quei fondi europei destinati ad alcune aree depresse del Sud.

Non poteva capitare in un momento più tempestivo questa analisi completa e pragmatica di Intesa San Paolo (che si concentra sul Lazio ma offre anche un untile quadro riassuntivo dell'industria dell'entertainment in Italia e in Europa), che accompagna le ultime agitazioni del settore cultura e cinema prima della solita e probabile desertificazione estiva. Oltre alla prolungata occupazione del teatro Valle, ormai in corso da più di un mese, alle agitazioni nel campo dell'arte capitolina rimasta colpita delle scosse di assestamento della giunta comunale, e alle proteste all'ex-cinema Palazzo di San Lorenzo per contro il tentativo di trasformarlo in un Casinò nel cuore del centro cittadino, in questi giorni è in corso infatti anche il dibattito sulla nuova legge quadro regionale sul cinema e l'audiovisivo nel Lazio, che dopo aver incassato il sì della commissione cultura della Regione, si appresta a passare nell'aula consiliare per un'approvazione che probabilmente cercherà di arrivare prima delle ferie d'agosto.

Secondo la definizione offerta dallo stesso ente regionale, il nuovo testo normativo riguarda "la concessione di sovvenzioni per attività di produzione, distribuzione, esportazione, promozione, esercizio, conservazione, studio e diffusione delle immagini", con particolare attenzione "al sostegno di opere di interesse regionale, opere prime e seconde, opere prodotte da produttori indipendenti, opere realizzate in teatri di posa localizzati nel territorio laziale". In pratica le novità apportate dal provvedimento promosso dall'amministrazione Polverini consistono nella riorganizzazione del sistema di enti (e poteri) che negli ultimi anni hanno contribuito a plasmare lo scenario cinematografico locale, come la Fondazione Rossellini e la Roma Lazio Film Commission. Tutti organismi che saranno sostituiti dal Centro regionale per il cinema e l’audiovisivo, che, si legge in una nota della Regione, "avrà il compito di attuare e coordinare gli interventi regionali di sostegno al settore", e dal Tavolo permanente regionale del cinema e dell’audiovisivo, con "la funzione di formulare proposte e esprimere pareri sui programmi triennali ed annuali, nonché di proporre la qualificazione di opere cinematografiche ed audiovisive come di interesse regionale".

Sulla carta sembrerebbe una specie di mini-Direzione Cinema sul modello di quella del Mibac, che avrà a sua disposizione anche un mini-Fus denominato ‘Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo’. Una struttura che secondo la giunta Polverini servirà a razionalizzare e a rendere più efficiente l'intervento regionale nel settore, ma che naturalmente non raccoglie il consenso del centro sinistra regionale e in particolare del'ex-assessore del Governatore Marrazzo Giulia Rodano.

"La legge regionale sul cinema passata in commissione Cultura trasferisce le risorse che spetterebbero al settore su un nuovo ente carrozzone, creato per pure esigenze di lottizzazione - ha dichiarato il consigliere regionale dell'Idv nel commentare il suo voto negativo al provvedimento -.  Non si prevede, invece, alcuna trasparenza e automatismo sui fondi regionali: né per la definizione delle risorse, né per l’accesso di contributo. Non si prevede alcun criterio amministrativo che conferisca imparzialità all’assegnazione dei contributi, che di fatto rischiano di venire assegnati a discrezione dei vertici dell’ente. Non si prevede nessuna centralità per la  promozione della creatività e per il sostegno alla produzione indipendente, ovvero quella che spesso è incentrata sull’innovazione e i nuovi linguaggi, dunque quella più debole sul mercato, e che avrebbe maggiore necessità di un incentivo pubblico".

Questo mentre permane l'incertezza riguardo ad alcune attività facenti capo agli enti soppressi dalla legge di riforma, come il Roma Fiction Fest, "rimandato a settembre" a seguito della soppressione della Fondazione Rossellini, e quel Festival del Film di Roma ormai perennemente in bilico tra tagli e rumors di vario tipo, come l'ipotizzato trasloco di Marco Muller dalla Mostra di Venezia al cuore della malandata kermesse capitolina, a corto di vip ma soprattutto di un'identità precisa.

Tutto ciò, d'altra parte, sembra niente rispetto a quello che sta succedendo in quella che fino a oggi è stata considerata la nostra mecca della settima arte, Cinecittà, oggetto di un ennesimo rimescolamento societario introdotto quasi di soppiatto in Finanziaria dal Governo. Cinecittà Luce è diventata infatti una srl con un capitale sociale di 15 mila euro e con un ridimensionamento drastico dei dipendenti, molti dei quali saranno assorbiti dal MiBac. La missione sociale del nuovo soggetto sarà ristrettissima: occuparsi del preziosissimo archivio dell'Istituto Luce, distribuire (non produrre né entrare nella post-produzione) delle opere prime e seconde finanziate dallo Stato e sostenere la promozione all'estero. Il che non è molto diverso dalle attività svolte negli ultimissimi anni dall'ex-società per azioni, anche colpita dai tagli delle risorse pubbliche. Quello che preoccupa forse di più è l'altra parte del provvedimento, in cui è previsto che i celeberrimi teatri di posa e in generale il patrimonio immobiliare della Hollywood capitolina, ora in affitto alla società privata Cinecittà Studios (capitanata da Luigi Abete), venga alienato completamente a favore di Fintecna. Nome nuovo all'interno del cinema, e infatti non c'entra nulla col settore, essendo anch'essa una Spa detenuta al 100% dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, e specializzata nella gestione di processi liquidatori.

Inutile descrivere l'allarme suscitato dalla notizia in molti operatori dello spettacolo, che si sono riuniti ieri sotto il sole cocente per scioperare di fronte alla sede del MiBac, e di alcuni esponenti politici del centro sinistra, da Vincenzo Vita al Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Il Presidente di Cinecittà Luce Roberto Cicutto e l'Amministratore Delegato Luciano Sovena però tranquillizzano, specificando che "nessuna dismissione patrimoniale è contenuta nel decreto legge e tanto meno annunciata dal Ministro Galan", mentre il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Maria Giro, e il neo-presidente dell'Anica Riccardo Tozzi plaudono al provvedimento che per loro ha il merito di sollevare il FUS del ministero dall'onere di "finanziare le strutture e pagare gli stipendi dei soggetti pubblici del settore cinematografico". L'estate del cinema italiano, stavolta, potrebbe essere più calda del previsto. 

MATERIALI
- 'Rapporto sull'impatto del settore dell'intrattenimento nel Lazio'