Nasce Distribuzione Indipendente, l'alternativa al multiplex

260 schermi tra Circoli, Cineclub, Cinema d'essai e Associazioni culturali per uscire dai circuiti tradizionali che strozzano la creatività. Alessandra Sciamanna e Daniele Silipo ci raccontano come è nato questo progetto.

Cronaca Cinema Laura Croce 27/07/2011
Titolo: Cineclub Monamour, San Telmo
Fonte: Immagine dal web

Poche settimane fa l'ultimo capitolo cinematografico della saga di Harry Potter, come prevedibile, ha sbancato i botteghini. Ma dietro questo successo c'è anche il 3D (che fa lievitare il costo dei biglietti, spesso senza nulla aggiungere alle pellicole che lo sfruttano) e la potentissima distribuzione di una major come la Warner, grazie a cui il film è stato diffuso in ben mille copie: più dei cinepanettoni e soprattutto pari a molto più di un terzo di tutti gli schermi italiani registrati all'Associazione Nazionale Esercenti Cinema (Anec). 

Questo ovviamente è un caso limite, ma non dissimile a ciò che avviene per ogni grande uscita non solo degli Studios, ma anche dei maggiori player italiani del mercato come Medusa, (gruppo Mediaset) e 01 (Rai Cinema). La distribuzione, si sa, è il principale collo di bottiglia del sistema cinematografico italiano: mentre paradossalmente diventa sempre meno difficoltoso produrre e diffondere film attraverso le tecnologie digitali, nelle nostre sale già sofferenti per una insufficiente penetrazione nel territorio, arriva un numero molto ristretto di titoli che fanno capo a pochissimi operatori, tra cui sempre meno sono quelli che accettano il rischio di puntare su opere prime, sperimentali o d'autore. 

Eppur qualcosa si muove: a partire dal prossimo ottobre sarà infatti operativo un nuovo e dinamico progetto, denominato Distribuzione Indipendente, ideato da Giovanni Costantino, Alessandra Sciamanna e Daniele Silipo, che si propone di far uscire in un circuito alternativo di 260 schermi il meglio del cinema italiano indipendente, low budget e addirittura no-budget, ovvero opere prodotte con poche migliaia di euro. Un'iniziativa che, avvalendosi del sostegno di Cinecircoli Giovanili Socioculturali (CGS) e Federazione Italiana dei Circoli del Cinema (FICC), si propone di far evolvere la classica formula del cineforum e delle rassegne cinematografiche in una struttura più stabile e articolata, che possiede tutte le carte in regola per imporsi come solida e fiorente alternativa ai canali distributivi mainstream, orami sempre più appiattiti sulle grandi produzioni hollywoodiane o sulle commediole omologate allo star system e ai gusti televisivi:

Alessandra, Daniele, quando avete capito che l'esperienza maturata con le proiezioni di cinema indipendente in locali e cineclub era pronta per trasformarsi in un vero circuito distributivo?
"Tutto è nato nell'ambito del Cinematografo Poverania, progetto no profit – ideato e gestito assieme ai colleghi Fabio Morichini e Matteo Sapio - che dal 2007 organizza serate interamente dedicate al cinema no e low budget italiano, ponendosi di fatto come una delle poche e durature vetrine riservate a questa fetta di cinema. Partendo da Roma, il Poverania è arrivato sino a Venezia, Torino, Varese e Milano, dando vita a un vero e proprio circuito alternativo. Da qui l'incontro con Giovanni Costantino, produttore e attore teatrale, conosciuto in occasione della proiezione romana del film 'Falene', da lui prodotto. Rapito dallo spirito d'iniziativa del gruppo Poverania, e dalla rete distributiva che pian piano si stava creando, Giovanni ci ha proposto di 'ufficializzare' il tutto con un lavoro che fosse mirato e congiunto: dare visibilità a opere senza distribuzione, o mal distribuite, con l'appoggio e la partecipazione attiva delle maggiori sigle italiane di circoli, cineclub, e associazioni culturali".

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato nell'aggregare il circuito?

"In realtà non abbiamo incontrato grosse difficoltà, anzi, le sigle con cui abbiamo stretto rapporti, ovvero la FICC e la CGS, hanno risposto con grande entusiasmo e disponibilità. Cogliendo nel progetto anche un'opportunità reale per rilanciare il loro importante e prezioso lavoro: a oggi sono le uniche realtà a proporre un cinema diverso e altrimenti invisibile".

Qual è la distribuzione delle sale sul territorio nazionale?

"L'accordo siglato con la FICC e la CGS ci garantisce sale e schermi sparsi su tutto il territorio nazionale, basta fare un giro sui loro siti ufficiali per rendersene conto. Attualmente abbiamo disponibili più di 260 schermi".

Un breve accenno ai film in catalogo e alle modalità di distribuzione. Ci sono limiti di qualche tipo, magari una distinzione tra fiction o non-fiction? Spesso il cinema indipendente sperimenta molto coi generi, che invece nei film italiani mainstream tendono sempre più a sparire a favore della commedia.
"Non ci siamo posti alcun limite di genere: la volontà è proprio quella di fare della varietà il nostro punto di forza. Ci siamo preoccupati di creare un catalogo che fosse il più ampio e vasto possibile, in termini di gusto e generi. Tanto per capirci, e per fare solo qualche esempio: il primo catalogo di Distribuzione Indipendente oscilla dall'horror più duro e puro, 'Bloodline' di Edo Tagliavini e 'Colour from the dark' di Ivan Zuccon, a film 'per tutti' come 'Quell'estate' di Guendalina Zampagni e 'SàGrascia' di Bonifacio Angius, passando attraverso documentari sociali, 'Disoccupato in affitto' di Luca Merloni e 'Tutti giù per aria' di Francesco Cordio, la sperimentazione di due veri outsider come Stefano Bessoni e Mimmo Paladino (con i rispettivi 'Krokodyle' e 'Quijote'), tre pacchetti di cortometraggi dedicati a diversi generi tra cui l'animazione made in Italy, e infine 'due recuperi', ovvero due film già mal distribuiti in sala che intendiamo rilanciare, quali 'Dorme' di Eros Puglielli e 'Il magico Natale di Rupert' di Flavio Moretti. A questo si aggiungerà ben presto una rassegna curata proprio dal Cinematografo Poverania, tutta dedicata al cinema no budget italiano, che comprende film di fantascienza, polizieschi, grotteschi e horror, rigorosamente girati a 'zero lire', o poco più. Ovviamente la nostra intenzione è quella di diversificarci sempre più dall'offerta classica dei multisala, e dai listini delle 'classiche' distribuzioni. E questo ci è possibile solo grazie a un cinema coraggioso, che sa osare e sperimentare".

Ho letto che nel catalogo ci sono film anche al top delle classifiche americane di download da I-Tunes: come mai titoli del genere vengono snobbati dal circuito tradizionale? Quali sono secondo voi i mali della distribuzione italiana, che a detta degli operatori è l'anello più 'strozzato' della filiera?
"È molto difficile dare una risposta a questa domanda, ma possiamo provare a fare un 'ragionamento ad alta voce'. Sul fatto che la distribuzione italiana - fatte le dovute e rare eccezioni - non sempre funzioni come dovrebbe, non ci sono dubbi. Molto più difficile è stabilirne le cause: più che di logica di mercato si potrebbe parlare di 'illogica' di mercato. E rintracciare i motivi di una cosa illogica è parecchio difficile. Il denaro è la prima risposta che ci viene in mente, e con esso la completa assenza di passione di chi gestisce le regole. Troppo spesso si tende a pensare al pubblico come a una massa, dimenticando che la massa è formata da individui, e di conseguenza anche da tante 'nicchie' (parola orribile, ma necessaria per capirci). Il risultato è che nessuno è mai realmente soddisfatto, ci si può magari accontentare senza fare salti di gioia, perché il proprio gusto, quando si è fortunati, viene sempre e solo incontrato parzialmente. Non c'è più il concetto del rischio e dell'investimento propriamente detto, non c'è più quella passione che ti spinge a osare perché a te quel prodotto piace, anche se non sei sicuro della presa commerciale. Gli 'eccessi' non portano mai nulla di buono, per fortuna esistono le vie di mezzo. Tutti i film del nostro catalogo sono stati apprezzati e premiati in festival nazionali e internazioni, sono dunque piaciuti al pubblico e non solo agli addetti ai lavori. È a dir poco paradossale che quello stesso pubblico, una volta abbandonato il festival o la rassegna di turno, quei film non li possa più vedere. Questo è il punto focale su cui bisogna riflettere, e agire".

Quali sono le strategie di espansione del progetto e come  prevedete, per ora, di fare concorrenza ai cosiddetti grandi player del mercato, che per la maggior parte hanno le spalle coperte dalle major statunitensi o sono integrati verticalmente con le tv come Medusa e 01?
"Non crediamo sia giusto parlare di concorrenza, non è il nostro obiettivo. La nostra idea è sempre stata quella di creare un'alternativa al cinema mainstream, andando a tappare un buco scoperto, ovvero provando a soddisfare quel pubblico di cui sopra, che non fa i salti di gioia. Siamo appena nati e abbiamo già ottimi numeri in mano: per ogni titolo del catalogo, un'uscita nazionale in contemporanea su circa 260 schermi non è cosa da poco".

Qualche mese fa, prima del taglio radicale di fondi operato dalla Finanziaria, l'ad di Cinecittà Luce ha dichiarato in più di un'occasione che gli autori emergenti italiani non riescono ad essere distribuiti in più di una decina di sale con un riscontro di pubblico quasi inesistente, e che probabilmente presto il passaggio in sala dei loro film dovrà essere sostituito dal web. Che ne pensate di questa affermazione?
"A nostro avviso è una verità parziale. Nel senso che, se per sala intendiamo i multiplex, allora possiamo essere d'accordo: gli spazi sono già tutti presi dai 'fenomeni' di turno, quali i cinepanettoni e i blockbuster americani. Se per sala intendiamo invece il Circolo, il Cineclub o l'Associazione culturale, le cose potrebbero rivelarsi ben diverse…Ciò non toglie che siamo nell'era di internet: il web è, e deve essere, il futuro, l'alternativa. Abbiamo infatti intavolato una collaborazione con un canale on demand specializzato nel cinema italiano, che aprirà e venderà negli Stati Uniti e in Canada. E questo speriamo sia solo il primo step legato al web e all'on demand".

Quindi che ruolo ha il digitale nel vostro progetto?
"Fondamentale. Le sale che proietteranno i film del nostro catalogo sono attrezzate soltanto per il digitale. Inoltre, la maggior parte del cinema indipendente italiano odierno è possibile ed esiste solo grazie al digitale. Inutile girarci intorno, piaccia o non piaccia, è questo il linguaggio del futuro".

Distribuirete anche opere non italiane, sia adesso che nei progetti futuri, e avete in mente di esportare il vostro catalogo e il vostro modello di distribuzione all'estero?
"Sì, è nei programmi, lo faremo già dal prossimo catalogo. Inoltre, la volontà è quella di creare delle collaborazioni con i principali festival di cinema indipendente del mondo, una sorta di gemellaggi e di 'scambi', in modo tale da portare l'estero in Italia e l'Italia all'estero".

Non sempre il no-budget è sinonimo di qualità: come fare a raccapezzarsi nella pletora di film che proliferano anche sfruttando i minori costi di produzione consentiti dal digitale?

"Iniziamo facendo un po' di ordine. Indipendente non significa necessariamente no budget. E neanche low budget. Indipendenti sono quei film realizzati al di fuori dei consueti canali, produttivi e distributivi, al di fuori delle major, per intenderci. I no budget invece sono quei film realizzati in totale autonomia, con i soldi del proprio stipendio, con qualche amico, una telecamera e un pc. Visioni che, proprio in ragione della loro 'lavorazione', spesso raggiungo risultati eclatanti. Il cinema no budget è una parte del nostro catalogo, ma non l'unica, raccolto in una rassegna interna curata dal Cinematografo Poverania. Si tratta di film – tutti lungometraggi – che non hanno nulla a che fare con l'amatoriale né con il cinema propriamente detto: stanno lì, nel limbo, e a mezz'aria. È il cinema fatto nelle cantine, come il rock indipendente, che all'epoca della sua uscita faceva storcere il naso ai puristi, troppo distorto, suonato male ecc, tutte caratteristiche che poi lo hanno portato al successo. Come il rock indipendente, anche il cinema no budget saprà crescere e farsi giustizia, ma ci deve essere qualcuno pronto a dargli strada. Riteniamo che nel no budget risiedano le visioni più libere, esplosive, divertenti e ingegnose del cinema italiano. Per goderne, basta porsi con un atteggiamento di apertura, invece che star li a contare soltanto i difetti, che sono spesso veniali rispetto al risultato. Chiudiamo con una provocazione, che spero ci concederai. Tu chiedi 'non sempre il no-budget è sinonimo di qualità'. Ci viene da dire: l'alto budget invece lo è sempre?