'The Way', la strada per Santiago passa dentro di noi

Ambientato lungo il famoso Cammino, il film di Emilio Estevez racconta il viaggio di un padre insieme alle ceneri del figlio, alla ricerca della comprensione della vita, ma soprattutto di se stessi.

Festival Francesco Amorosino 02/08/2011

Circa 800 chilometri da S. Jean Pied de Port fino a Santiago de Compostela, questo è il Cammino, uno degli itinerari più famosi al mondo, percorso da milioni di pellegrini sin dal Medioevo per andare a visitare la tomba di San Giacomo Maggiore, apostolo di Gesù Cristo. In realtà sono tante le strade che storicamente portavano fino alla basilica spagnola, ma quella che parte dalla cittadina francese è la più conosciuta, capace di affascinare ancora oggi moltissime persone che ogni anno si mettono in marcia per i motivi più diversi. 

Tra queste ci deve essere il regista Emilio Estevez, che ha deciso di scrivere, dirigere e interpretare un film dedicato al Cammino, 'The Way', presentato in anteprima al Fiuggy Family Festival, dove ha ottenuto una segnalazione di merito al concorso. Per ora la pellicola è l'unica presentata nella kermesse ad aver trovato una distribuzione italiana, la 01 distribution, mentre negli Stati Uniti uscirà in ottobre.

La pellicola si può dire sia fatta in famiglia, visto che tra i produttori oltre a Estevez stesso figura anche la madre, Janet Templeton, e il protagonista del film è suo padre, Martin Sheen. Curiosamente i due riprendono i ruoli anche nella storia raccontata dalla pellicola. Tom è un dottore ricco e rispettato che un giorno riceve una telefonata destinata a cambiargli la vita. Suo figlio Daniel, con cui non ha rapporti da molti anni, è stato trovato morto sui monti Pirenei, ucciso da una tempesta mentre percorreva i primi chilometri del Cammino di Santiago. Tom arriva così a S. Jean Pied de Port per riportare i resti del figlio a casa e lì scopre che cos'è il Cammino. Suo figlio aveva abbandonato il dottorato universitario per vedere il mondo e quel percorso si sposa perfettamente con lo spirito d'avventura e la scelta di vita che ha portato alla rottura dei rapporti tra i due. Dopo un primo momento di riluttanza, Tom decide di cremare il corpo e percorrere il Cammino con le ceneri del figlio, un viaggio che solo in apparenza compie per Daniel, ma che in realtà è un modo per elaborare il lutto e provare a vivere la vita dal punto di vista di suo figlio, fino a quel momento criticato.


[Una scena del film]

Il suo percorso, cominciato in solitaria, si arricchisce, però, di alcuni compagni di viaggio, ognuno con una storia alle spalle, con un motivo, più o meno importante, per seguire il Cammino. Joost, da Amsterdam, sostiene di voler arrivare a Santiago per dimagrire perché sua moglie non vuole più dormire insieme a lui a causa della sua grassezza; la canadese Sarah dice di voler smettere di fumare, ma nasconde una storia di violenza familiare; Jack è uno scrittore irlandese con la sindrome del foglio bianco in cerca di ispirazione. Altri personaggi incrociano la loro strada e tra imprevisti, discussioni, contrasti e riavvicinamenti la loro amicizia diviene solida e li porterà a destinazione, a Santiago, per poi spingersi più in là, fino a Muxia, dove Tom potrà spargere le ceneri di Daniel nell'Oceano.

Il film è ben diverso dalla visione del Cammino di Santiago data nell'omonimo romanzo da Paulo Coelho nel 1987. L'autore brasiliano, infatti, ha visto nel percorso un rito esoterico che il protagonista deve compiere per trovare 'la spada' e divenire così stregone dell'ordine massonico al quale appartiene. Il libro, citato nel film, è stato tra i motivi per i quali il Cammino è tornato tanto di moda negli ultimi decenni. La pellicola di Estevez, però, ha il merito di scindere il pellegrinaggio dalla sua matrice religiosa: per percorrere 'the way', infatti, non bisogna essere credenti, né avere un dramma esistenziale alle spalle, ma basta il senso dell'avventura e la volontà di compiere un viaggio nella tradizione. È il viaggio stesso a essere importante e diviene un'esplorazione di se stessi, della propria vita e di ciò che si desidera. Il Cammino come momento di fuga dalla realtà, dalla vita che crediamo di esserci scelti, ma che spesso ci viene imposta dalle circostanze. Estevez, però, per bocca dei personaggi fa capire più volte che il suo desiderio non è quello di abbandonare tutto per un ritorno coatto alla tradizione: alle comodità della vita moderna non è semplice e forse neanche giusto rinunciare, ma bisogna cercare un equilibrio.


[In primo piano il regista e attore Emilio Estevez, e sullo sfondo il resto del cast]

I personaggi sono credibili e interessanti, anche se con alcune esagerazioni tipiche del filtro imposto dall'interpretazione di un americano, mai però affini alle distorsioni cui certo cinema hollywoodiano ci ha abituato. Estevez riesce a non scadere nel tragico e nel patetico ma non riesce a creare una vera, profonda tensione emotiva. Soprattutto a causa dell'eccessiva lunghezza del film, ben 128 minuti, e a un finale senza alcuna sorpresa, la pellicola rischia di diventare noiosa, soprattutto se vista da un europeo che ben conosce gli splendidi paesaggi spagnoli e il fascino delle chiese. Rimane, comunque, una buona descrizione del Cammino, capace di suscitare negli spettatori il desiderio di mettersi in marcia e trovare la propria ragione per giungere a Santiago. 

LINK
- 'The Way', the movie