INTERVISTA - Massimo Dapporto, "verso l'infinito e oltre"…aspettando Albert Einstein!

Dalla preparazione ai ruoli che interpreta al cinema, in televisione e in scena a teatro con particolare attenzione al doppiaggio dei cartoon Disney: il grande attore milanese amatissimo dal grande pubblico si racconta, ecco cosa ha raccontato

Celebrity Laura Cardinale (*) — 21/03/2016
Fonte: Photo ©Riccardo Spinella

Attore versatile dai ruoli opposti sia al cinema, in tv e in teatro, anche se moltissimi lo conoscono per  aver dato la voce dello Spaceranger giocattolo Buzz Lightyear nella serie di film Disney 'Toy Story'. Massimo Dapporto, figlio dell’indimenticato attore Carlo, è così, un mix variegato e convincente di personaggi che fanno breccia nel cuore del grande pubblico. In questa intervista Massimo Dapporto racconat un po’ di sé e del suo lavoro con particolare attenzione al mondo del doppiaggio:

Cinema, televisione, teatro e doppiaggio: dove si trova maggiormente a suo agio?
“Il teatro mi dà tante emozioni e soddisfazioni, anche se devo ammettere che è grazie alla popolarità che mi hanno dato cinema e televisione se riesco a dedicarmici tranquillamente”.

Anche suo padre era attore, questo ha influito sulla sua scelta professionale?
“Forse inconsciamente sì, ma non ho mai pensato concretamente di fare l'attore fino a quando non mi sono iscritto a Scienze politiche all'università e mi sono reso conto che avrei solo perso degli anni. Non avevo la passione dello studio, anche al liceo non andavo bene a scuola. Un giorno lessi sul giornale del concorso d'ammissione per l'Accademia nazionale di arte drammatica Silvio d'Amico, mi iscrissi e frequentai per un anno, poi iniziai subito a fare dei provini e a lavorare”.

In diverse occasioni ha avuto modo di lavorare con i suoi familiari: con suo padre nel 1987 ne 'La famiglia' di Ettore Scola, poi è stato diretto da suo figlio Davide in 'Distretto di polizia'.
“Forse posso vantarmi di essere l'unico figlio d'arte ad aver fatto lavorare il padre e non l'opposto. Il mio personaggio nel film di Scola cresceva dai 30 agli 80 anni e il trucco poteva supportarmi solo fino ai 50-55, ma oltre non ero credibile perché ero affiancato da Gassman, realmente anziano. Ci fu la necessità di sostituirmi e, siccome somiglio molto a mio padre, mi permisi di proporlo. Con mio figlio è stato un rapporto professionale, non mi sono mai permesso di fare appunti o commenti sul suo lavoro, mi sono mantenuto nel ruolo dell'attore che segue i dettami del regista”.

Ha interpretato ruoli diversi, spesso personaggi storici realmente esistiti: l'imprenditore Guido Borghi, il brigante Carmine Crocco, recentemente Buitoni in 'Luisa Spagnoli'.Come si prepara per questi ruoli?
“Mi informo, leggendo articoli o, quando possibile, parlando con persone a stretto contatto con il soggetto in questione. Per Borghi, per esempio, ho visto foto, vecchi filmati e ho parlato con una persona che ha scritto molto su di lui e mi ha informato sul suo carattere. Per Buitoni invece è stato più complesso perché non c'erano documentazioni e mi sono basato esclusivamente su una sua fotografia dei primi del Novecento. A partire da quella ho immaginato come potesse essere il suo carattere, poi ho messo del mio. Ovviamente è più facile con personaggi che non hanno riferimenti precisi, ma sono di fantasia”.

Si è preparato così anche per interpretare il giudice Falcone?
“Innanzitutto ho letto articoli di giornale e ho intervistato colleghi di Giovanni Falcone che mi hanno aiutato moltissimo. Ho preso i filmati delle interviste di Falcone, alcune fornitemi da Maurizio Costanzo, ho cercato di studiare la persona, ho letto le cronache. Mi ha aiutato molto anche Giuseppe Ayala, suo grande amico e collega, e Achille Serra, prefetto di Roma in quel periodo. Sono andato a trovare le due sorelle, un incontro emozionante perché mi sono presentato già vestito e truccato e sono rimaste impressionate dalla somiglianza”.

Le manca solo di interpretare uno scienziato. Se potesse, chi sceglierebbe?
“Einstein, senza dubbio, adesso ho anche i capelli lunghi come lui! Mi piacerebbe moltissimo, sebbene sia già stato fatto un lavoro per la televisione”.

A proposito di scienza, anche se fantasiosa e fittizia, lei ha doppiato qualcuno che è stato tra le stelle: Buzz Lightyear in 'Toy Story': ci racconta questa esperienza?
“È stato come coronare un sogno da ragazzo. Tutti abbiamo avuto a che fare con la Disney: i giornalini, i film…Vincere il provino e ricevere la risposta dall'America è stato meraviglioso”.

Che differenza c'è tra doppiare un film e un cartone animato?
“Con il film animato cerchi di migliorare il personaggio, di dargli sfumature più umane e calde per renderlo reale. Come traccia uso il doppiaggio originale. Se ti capita di doppiare attori importanti il segreto è non volere fare la propria interpretazione recitando, ma attenersi strettamente all'attore, cercando di essere il più aderente possibile alla voce originale, soprattutto se si ha la fortuna di doppiare attori premi Oscar”.

Quanto e come è cambiato il mondo dello spettacolo con l'introduzione delle tecnologie digitali?
“Sono tecniche benvenute perché vuol dire che la fantasia ha avuto un grande sviluppo. Per quanto riguarda il cinema ormai si tratta perlopiù di videogiochi con effetti speciali costosissimi. Sono processi estremamente affascinanti, perché permettono di vedere scene che possono esistere solo nell'immaginazione. So che ci sono costruzioni sceniche realizzate digitalmente con proiezioni per quanto riguarda il teatro, però non le ho ancora mai provate. In televisione è diverso, puoi fare poco perché non puoi superare certi limiti di spettacolarità, soprattutto a causa dei costi elevati”.

Progetti per il prossimo futuro?
“Devo fare un lavoro per Raiuno che dovrebbe partire a giugno e poi continuerò la tournée teatrale con Tullio Solenghi. Stiamo mettendo in scena 'Quei due', spettacolo che tratta di una coppia gay che vive insieme da 30 anni e gestisce un salone da barbiere”.

(*) Da Almanacco della Scienza Cnr n.3del 9 Marzo 2016